Radio e tv di una volta

Mario Delucchi

Quand’ero bambino, in casa nostra la prima radio arrivò verso il 1950. Fino a quel momento, il mio universo era il paese di Arogno e le notizie, che sentivo raccontare la sera attorno al fuoco, parlava di gente e luoghi conosciuti. Con l’avvento di radio e tv, per non dire dei telefonini, il mondo dell’informazione è cambiato.

Oggi le notizie di ciò che avviene nel mondo le hai in tasca, nel cellulare, e le puoi ascoltare quando e dove vuoi. Se non puoi farlo perché stai guidando, la radio della macchina ti informa ogni ora sui principali avvenimenti locali, cantonali, nazionali, mondiali. La sera, fra le pareti domestiche, altre informazioni: Telegiornale, Il Quotidiano, Prima di sera, ecc.

È difficile sottrarsi a questo esercito di inviati, di commentatori, di opinionisti che fotografano e raccontano il mondo in tutti i suoi aspetti. Troppo? Forse. Viviamo in una società affamata di notizie, ma io ripenso a com’era la vita quando ero bambino e adolescente. Le prime trasmissioni radiofoniche della Svizzera italiana si tennero il 22 maggio 1932 in un locale del Palazzo della Posta di Lugano e, a partire dall’anno successivo, nello Studio radiofonico nei pressi della foce del Cassarate, inaugurato nell’ottobre del 1933 assieme alla nuova antenna sul Monte Ceneri.
In casa mia, però, fin dopo la guerra non esistevano né radio, né telefono, né giornali. Il primo apparecchio radio arrivò solo verso il 1950, quando avevo dieci anni. Era un apparecchio di piccole dimensioni, fatto di bachelìte, cioè di quella resina sintetica dura e fragile che ha anticipato l’avvento della plastica odierna. Fino a quel momento, il mio universo era il paese di Arogno e le notizie che la sera sentivo raccontare attorno al fuoco parlavano di gente che conoscevo, di luoghi familiari e di aneddoti di vita quotidiana.