Giulio è protagonista di questa intervista e di un documentario – «L’oratorio di San Bernardo di Comano e gli eremiti», a cura di Loris Fedele e Giorgio De Falco – che il 25 febbraio scorso ha attirato nella sala multiuso delle scuole vecchie una folta schiera di curiosi e interessati. Non ci entrava più neanche uno spillo, a conferma dell’amore che la popolazione nutre nei confronti di questo luogo. Un’iniziativa del Museo della memoria Atte, sul cui sito lanostrastoria.ch è possibile vedere il filmato.
Incontriamo Giulio Pietra nella sua casa alle Pasture Genovesi, zona di Comano ai confini del bosco che conduce al colle. Quasi un segno del destino. «Qui i miei avi si sono insediati nella prima metà dell’Ottocento, provenienti da Savignone, in Liguria. Erano conosciuti come zappatori», ci racconta. «Io sono venuto al mondo nel 1944 e ho sempre aiutato il papà, contadino, nella campagna. Quando si è trattato di decidere per un mestiere ero indeciso tra giardiniere e sarto. A quel tempo prima di scegliere la strada professionale si andava a fare la visita dal dottore, se ne parlava anche con lui. Numa Masina di Savosa, vista la mia stazza, mi consiglia di fare il sarto, meno dispendioso a livello fisico. Ho svolto l’apprendistato nel negozio Fumagalli di Lugano, dove poi sono rimasto a lavorare 45 anni».
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