#Vetrina | 31/01/2022

Tommaso Pedrazzini

di Roberto Guidi

Docente, giudice di pace, consigliere comunale a Cureglia, allenatore di hockey su pattini a rotelle e presidente dei Rangers di Pregassona. Quando si dice essere poliedrico…

Una borsa colma di libri e classeur sul sedile del passeggero, un post-it con scritto «giovedì alle 20 riunione della sezione» appiccicato al cruscotto, tre faldoni e una sedia per bambini sulla fila posteriore, un borsone da hockey nel baule. Tanti indizi per altrettanti impegni. «Sì, diciamo che le giornate sono sempre piuttosto piene. Ma non mi lamento, sono tutte attività super interessanti e non mi impediscono di dedicare tempo anche agli affetti più cari: la mia compagna Martina e nostra figlia Nora, nata nel 2019».
Tommaso Pedrazzini riavvolge il nastro della sua vita. «Sono nato il 3 giugno 1984 e fino al trasferimento a Losanna per frequentare la facoltà di diritto ho sempre abitato a Breganzona». Rientrato in Ticino con la laurea in mano, deve decidere la strada professionale da imboccare. «Considerata la formazione ho optato per quella più naturale, cominciando la pratica d’avvocato, che tra l’altro è il mestiere di mio papà Guglielmo, ma ho capito in fretta che non faceva per me». La seconda strada è invece quella giusta: l’insegnamento. «Ho avuto la possibilità di diventare professore di diritto ed economia al Collegio Papio di Ascona e all’Istituto Sant’Anna di Lugano. Trasmettere nozioni, essere in contatto con i giovani: un mestiere che mi gratifica e mi soddisfa».

Tommaso è una persona curiosa e aperta alle novità. Così, quando il Ppd lo avvicina per proporgli la candidatura alla carica di giudice di pace del Circolo di Vezia, si mette a disposizione e, nel marzo 2019 al termine di una contesa elettorale piuttosto serrata, la spunta. Tolta un po’ di ruggine alle sue conoscenze di diritto, Pedrazzini guida con disinvoltura un ufficio che tratta ogni anno tra i 600 e i 700 incarti. Di cosa si occupa principalmente? «Il giudice di pace ha un ruolo identico a quello del pretore, ma si esprime su un valore litigioso massimo di 5mila franchi. Fermo restando che l’obiettivo è trovare un terreno d’intesa, una soluzione condivisa dalle parti. Le dispute riguardano svariati aspetti: imposte, contratti, diritto del lavoro, rapporti di vicinato...». I ticinesi sono un popolo litigioso? «Non ho grandi termini di paragone e dunque non posso esprimermi. Resta il fatto che troppe volte ci si intestardisce su questioni di principio, di lana caprina; basterebbe un po’ di buon senso per mettere a posto le cose senza bisogno di rivolgersi a un giudice».
Nell’aprile 2021, altra elezione e altro bel risultato. «Inizialmente, quando la sezione Ppd di Cureglia mi ha proposto di mettermi in lizza per il Consiglio comunale, ero piuttosto restìo. Non volevo mischiare il mio ruolo con l’appartenenza partitica. Però credo che, a maggior ragione nei piccoli villaggi, l’azione politica debba essere guidata dalla volontà di lavorare a favore dell’intera comunità e certo non per tornaconti personali e/o di partito».

Chiarito a cosa si riferiscono libri, classeur, post-it, faldoni e seggiolone che abbiamo visto nell’auto, ci manca il borsone da hockey... «Beh, l’hockey, soprattutto sui pattini a rotelle, è un grande amore. Ricordo come fosse ieri quando, nel 1992, ho letto un annuncio all’albo delle elementari di Breganzona: “Il Sorengo cerca giocatori”. Mi sono presentato in pista e ho poi fatto tutta la trafila fino alla prima squadra. Dopo la pausa durante gli studi a Losanna, ho ripreso con i Rangers di Pregassona, che nel frattempo avevano fusionato proprio con il Sorengo». La pista in via Maraini è diventata una seconda casa. «Sono stato giocatore, allenatore dei giovani, anche arbitro. Nel giugno dell’anno scorso ho appeso i pattini al chiodo: fisicamente avrei senz’altro proseguito ancora una o due stagioni, e la voglia non mancava, ma serviva un allenatore e mi è sembrato giusto mettermi a disposizione». Un allenatore subito vincente, vista la promozione in I lega. Tommaso Pedrazzini sorride: «L’ascesa è stato fortunata, perché avvenuta attraverso il sorteggio dopo la rinuncia di una squadra. Ci è andata bene e siamo contenti, ripaga del lavoro svolto dai giocatori e dal comitato (che lui presiede, tanto per non farsi mancare nulla..., ndr.) nelle ultime stagioni. Ed è uno stimolo per fare ancora meglio in futuro».

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sull'edizione del 28.01.2022

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