Nei primi due giorni di novembre si celebra la festa di Ognissanti e si commemorano i defunti.
Ti ho già visto altre volte fra queste tombe. Sei forse il custode del cimitero? «Non lo sono. Noi chiamiamo questo luogo cimitero, ma i nostri padri lo chiamavano camposanto. È ben diverso».
Vuoi spiegarti? «Cimitero deriva dal greco koimētḗrion, che significa “luogo di riposo” o “dormitorio”. Camposanto penso che voglia significare il luogo di coloro che vivono ancora, perché sono in Dio e nel nostro cuore. Rispondo alla tua domanda iniziale, dicendoti che in questo mio piccolo villaggio di montagna ero il tuttofare del Comune e nei miei compiti rientrava anche la cura di questo luogo. Così, anche se ho ormai tanti anni sulle spalle, ho chiesto al Municipio di affidarmi il cimitero al di là del mio pensionamento e senza compenso alcuno, ricevendo una risposta positiva».
Perché hai fatto questa richiesta? «Questo luogo mi sta a cuore. Curare il cimitero non è la stessa cosa che pulire una strada, liberare dall’erba i ciottoli di una piazzetta o girare di casa in casa a consegnare un avviso comunale. Questo è un luogo sacro, dove si entra nel silenzio e con commozione».
…