Il piacere di… sdoganare la scrittura

Giuseppe Zois

A volte un’occasione può propiziare l’accendersi di un’attitudine che si stempera poi nello svelamento di un beneficio collettivo. A grandi linee, è quanto accaduto anni or sono con Fiorenzo Falconi. Sapevo della sua passione per coltivare la scrittura, che teneva però circoscritta, anteponendo la regola della riservatezza che è nel suo stile. Poi ha deciso di condividerla con i lettori.

Gli aprii una finestrella su una rivista che abbraccia per metà la terra delle sue radici vitali: il Mendrisiotto e la Collina d’Oro. Un’esistenza con il pendolo fra Rovio e Gentilino: nel primo paese tiene un vigneto al quale dedica da anni molto tempo libero; nel Luganese vive da mezzo secolo. Fiorenzo si è convinto delle sue capacità e dopo 2-3 uscite sulla rivista, ha preso una regolarità che continua da oltre vent’anni. Ha spaziato e prosegue allargando il campo, dal vissuto personale alla poesia, alle storie e vicende di paese che costituiscono un libro aperto di esperienze e saggezza. Leggere per credere, specialmente nei due libri di cui è autore: «Radís, mascur e Avs» e ora «La cá dala mata marchesa».
Se l’appetito vien mangiando, il gusto per esprimersi – avendo peraltro cose da dire – viene scrivendo, trovando il conforto di un pubblico di lettori che si amplia. Forse anche perché la gente sente sempre di più la necessità di uscire dai soliti perimetri dei notiziari per respirare atmosfere di prossimità, in cui riconoscere tracce di identità e appartenenza più familiari. 
L’indimenticato volto della nostra tivù, Leo Manfrini, regista e reporter dal Vietnam all’Argentina e al Paraguay, uno che ha percorso in lungo e in largo la comunicazione, sosteneva con il gusto del provocatore intelligente e creativo che al «Gigi da Viganell» e alla «Sciura Pina» – usurati dalla solita gerarchia dei notiziari – sarebbe interessato maggiormente un servizio su un nido di civetta nel comignolo di casa con tutto il corollario annesso. Falconi ha capito quanto può essere intrigante riscoprire e riproporre «cose di casa» andando alla scoperta di situazioni e personaggi quantomeno originali rispetto al conformismo e all’appiattimento del giorno d’oggi. Ecco allora, per stare al suo ambito preferito, «testimonianze e scampoli di vita vissuta, in ambito domestico e di paese, verso la metà degli anni cinquanta del Novecento, prima che l’esplosione economica dagli anni sessanta in poi cambiasse il mondo».
Termometro attendibile sono i lettori, che dimostrano interesse per i libri e per gli articoli che pubblica: molti gli scrivono – confessa lui, quasi con ritrosia – «si rivedono essi stessi in circostanze analoghe, vissute nella loro giovinezza». Il sapore dell’autenticità, parente stretta della genuinità, entrambe avvolte in un velo di diffusa nostalgia.
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