In un mondo dove i libri si leggono sul tablet, impazza l’Intelligenza artificiale, sempre meno persone prendono in mano un giornale e sempre più si informano sui social, la vostra non è una presenza anacronistica? La domanda è volutamente provocatoria e Aurelio Sargenti sorride. «Alcuni indizi vanno in quella direzione e il tema sarà del resto discusso sabato 24 ottobre. Direi comunque che fortunatamente non è così. La nostra associazione ricopre un ruolo importante nel panorama culturale insubrico e svizzero. Ce lo dimostrano l’interesse per il nostro patrimonio librario da parte di molti studiosi non solo ticinesi, l’affluenza alle nostre attività culturali, gli attestati di stima, i fondi che ci vengono consegnati...».
È lapalissiano che la Biblioteca Salita dei Frati non sia una presenza anacronistica e il mezzo secolo dell’omonima associazione è l’occasione per ribadirlo. «È stata costituita nel 1976 sulla base di una convenzione sottoscritta con la Provincia svizzera dei cappuccini. L’obiettivo era quello di mettere a disposizione del pubblico la biblioteca, cosa avvenuta nel 1980, trasferendola in un nuovo edificio progettato da Mario Botta, e di affidarne la gestione a un gruppo di persone al di fuori della comunità conventuale».
I locali custodiscono un patrimonio bibliografico di oltre 120mila titoli che riveste una notevole importanza storico-culturale: è la più importante biblioteca privata del Cantone aperta al pubblico, la più antica (la fondazione risale al 1565) e la sola conventuale del Ticino (con quelle molto più piccole di Bigorio e Faido) rimasta integra, non avendo subito spoliazioni.
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