#Vetrina | 10/03/2026

Maurizio Molinari

Dimitri Singenberger

Biologo cellulare e biochimico all’Irb di Bellinzona, è impegnato con la sua équipe nella ricerca sulle malattie rare.

È l’alba. Sul Ceresio l’aria è ferma, sospesa. La barca da pesca dei Molinari aspetta al pontile del Central Park. Alberto, suo padre, ottantasei anni portati con fierezza, sistema il telone con gesti lenti ma sicuri. Maurizio, il figlio – per tutti «Mauri» – scioglie gli ormeggi e controlla le corde. «In barca – racconta – torno ragazzo. Pesco nel lago da quando ero bambino: lì riaffiorano i ricordi d’infanzia».
Ricordi che, fin da piccolo, hanno acceso in lui la passione per la biologia, lo studio del funzionamento della vita. Così, mentre pescava persici, il piccolo Maurizio già si sentiva un giovane scienziato. «Non mi limitavo a pulire i pesci: li aprivo, li osservavo, ne studiavo la struttura interna. A guidarmi era la curiosità». 
Terminato il Liceo in viale Cattaneo, si iscrive a biochimica al Politecnico federale di Zurigo e consegue il dottorato nel 1995. Premiato con il Friedrich Miescher Award nel 2006, Molinari è biologo cellulare e biochimico all’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) di Bellinzona, dove dal 2000 dirige il laboratorio Protein Folding and Quality Control, un centro di ricerca avanzata nel campo delle scienze biomediche affiliato all’Università della Svizzera italiana. È inoltre professore associato al Politecnico federale di Losanna (EPFL). 

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sull'edizione del 06.03.2026

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