Il 4 agosto, per il suo 42.mo compleanno, Samuele Filippi ha compiuto un’impresa straordinaria sul Monte Brè: l’Everesting. Una sfida ciclistica che consiste nel ripetere più volte la stessa salita per accumulare un dislivello pari, o superiore, all’altezza dell’Everest (8.848 mslm). Diciassette ascese, ventuno ore di pedalata, 300 chilometri e oltre 9mila metri di dislivello: un’impresa indescrivibile. «È stata la sfida più importante della mia vita, perché ho pedalato un giorno e una notte senza dormire, superando il dislivello della montagna più alta del mondo. Dopo l’ultima salita a Brè, ero esausto, ma il sole ha trasformato il monte in uno spettacolo dorato». Laureato in scenografia nel 2005, ha viaggiato in Europa per lavoro, coltivando la passione per la fotografia. Successivamente, a Chiasso, ha dato vita ad Airtistic, azienda di fotografia e video per i settori immobiliare, commerciale e della ristorazione. Per i suoi spostamenti usa una T-Red Aracnide, una due ruote costruita in Italia su misura per lui: «Pedalare è il mio mezzo di trasporto, mi tiene in forma e mi diverte!». Ma, terminato il lavoro, il piacere si trasforma in allenamento. «Torno a casa e mi rimetto subito in sella. L’allenamento quotidiano è di circa due ore, all’insegna della costanza e della disciplina». Negli ultimi quattro anni, Samuele si è concentrato sulle salite. «Ero un po’ robusto a causa degli allenamenti in palestra. Inoltre, ho le ossa grandi. Per l’Everesting è necessario essere magri, così ho lavorato sull’alimentazione e mi sono dedicato alle salite, che sono diventate il mio punto di forza». I sacrifici sono d’obbligo per un atleta di endurance, una lezione che Samuele ha imparato con sudore e brucianti sconfitte nella sua carriera sportiva. Da adolescente, era un promettente giocatore di basket. Vestiva la maglia del Vacallo. Ma gli infortuni hanno interrotto il suo percorso iniziale. Così, a 25 anni si è avvicinato alla mountain bike, partecipando ad alcuni campionati europei di downhill, ma anche in quel caso, ha dovuto cambiare disciplina. «La discesa libera è uno sport estremo e sono caduto più volte fratturandomi ginocchia e gomiti». Successivamente, si è appassionato alla bici da corsa. «Mi sentivo più sicuro in sella e avevo trovato lo sport adatto alla mia personalità tranquilla». Ma qualcosa mancava. «Dovevo rimettermi in gioco, così, dopo dieci anni, ho ritrovato la competizione con il triathlon, e poi l’ultraciclismo mi ha conquistato». Sono gare a cui Samuele partecipa con passione, in cui pedala per 300 chilometri con dislivelli positivi di circa 3.500 metri.
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