Maroggia, il vino e l'Arciprete

Alberto Poli

Quando, nel 1647, la parrocchia di Maroggia si è staccata dalla matrice di Riva San Vitale, furono sottoscritti vari accordi, tra i quali l’obbligo dell’annua prestazione «di quattro brente di vino del migliore che si raccoglie nel detto Territorio a favore dell’Arciprete». Poi le cose andarono diversamente...

La parrocchia di Maroggia è diventata ufficialmente autonoma il 12 maggio 1647 quando si è staccata dalla matrice di Riva San Vitale. Furono sottoscritti vari accordi e fra le intese riguardanti la separazione della Cura del Comune di Maroggia dalla chiesa matrice arcipretale di Riva San Vitale, vi era l’obbligo dell’annua prestazione «di quattro brente di vino del migliore che si raccoglie nel detto Territorio a favore dell’Arciprete, o a pagargli il più valore in danaro ogni qual volta non convenisse per la qualità del vino suddetto». Ogni anno le famiglie che possedevano delle vigne erano tenute a consegnare al Comune alcuni boccali di vino da destinare all’Arciprete di Riva San Vitale e ciò fino al raggiungimento delle predette quattro brente. 
I bravi maroggesi però si guardarono bene dal consegnare il vino migliore, tenendosi per questa incombenza quello meno prelibato. Capitava inoltre che mischiando vini differenti la qualità ne risentisse. Oltretutto bastava una partita scadente per rovinare anche il resto. A ciò si aggiunse «l’incuria dei Deputati a tale raccolta o per mancamento (a causa dell’emigrazione) dei Particolari, i quali forse non avevano l’avvertenza di dare del migliore, o non potevano, massimamente in tempo di scarsa vendemmia». O per una ragione o per l’altra raramente il vino consegnato era il migliore per cui a più riprese gli arcipreti che si susseguirono si lamentarono, ma non ebbero mai il coraggio di prendere dei provvedimenti. Questo fino al 1760, quando arciprete a Riva San Vitale era il Molto Reverendo Signor Don Giuseppe Rusca, figlio del Nobile signor Gio Batta del Magico Borgo di Mendrisio. Costui, recita il documento, «non ha voluto accettarlo, pretendendone il valore in denaro, il quale fu difatti amichevolmente convenuto».