«La Signoria Vostra è invitata al banchetto di gala…. È gradito l’abito scuro».
L'abito scuro? Molti oggi cadrebbero in preda al panico di fronte a un simile invito, abbastanza frequente – se non consueto – alcuni decenni fa. Ai tempi, negli armadi degli uomini, si tenevano due o tre «abiti da cerimonia» come venivano chiamati, utili da indossare per fronteggiare simili roboanti inviti, che chiamavano a presenziare a una cerimonia particolare, un anniversario, un pranzo di nozze. In un settore separato dell’armadio, una scelta multicolore di cravatte da intonare agli abiti. Allora, anche quotidianamente, nessuno si sarebbe presentato al lavoro senza indossare giacca e cravatta. L’abbigliamento veniva richiesto anche per entrare in numerosi ristoranti di un certo livello o nei locali notturni. L’ostacolo, per lo sprovveduto cliente in camicia, veniva aggirato allungando una mancia all’addetto alla sicurezza del locale che aveva pronti nel guardaroba giacche e cravatte di emergenza per i clienti abituali. Generando sovente accostamenti almeno comici quando l’ospite entrava in sala con i pantaloni blu, la giacca a quadrettoni grigi e neri e la cravatta verde pisello.
La cravatta, dunque, come capo d’abbigliamento usuale e necessario.
Per capire l’origine del nome «cravatta» occorre risalire ai Croati, le persone che nel passato, si prestavano come servitori presso le case dei nobili veneziani. In veneto «s’ciao» vale propriamente «slavo, abitante della Slavonia», la regione della Croazia orientale, denominata anche Sclavonia.
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