Calendimaggio

 
Roberto Bottinelli

L’animale, il cielo, l’albero. Antiche tradizioni praticate dall’uomo primitivo, che concepiva il sacro come un tutt’uno con la natura, si sono tramandate fino ai nostri giorni. Le origini della festa del primo giorno di maggio risalgono ai riti pagani e sono ancora diffuse, simbolo della fioritura e del risveglio della natura.

Anticamente l’uomo primitivo concepiva il sacro come un tutto unico che comprendeva l’animale, il cielo, gli alberi. Tagliare e trasportare un albero nel villaggio diventava un modo per trasferire lo spirito della foresta (la divinità) e per diffonderlo tra la gente, assicurando a tutti fertilità e prosperità. Con il passare dei secoli questa forma di animismo, molto sentita dalla gente, venne trasformata in festa, un momento che cadeva in giorni particolari dell’anno: le calende di maggio, i solstizi d’estate e d’inverno. 

Era credenza diffusa che nei giorni d’inizio di un ciclo annuale tutte le forze soprannaturali acquistassero una potenza straordinaria: tra queste forze era inclusa la Fortuna. A Capodanno le ragazze da marito pronosticavano auspici per un prossimo matrimonio, si giocava a tombola per trarre un oroscopo (ogni numero estratto aveva un preciso significato), si mangiavano le castagne alle quali si attribuiva un valore fecondativo, si cucinavano le lenticchie e si consumava l’uva passa del panettone perché, richiamando l’immagine delle monete d’oro, avrebbero recato ricchezza.
Per San Giovanni, data del solstizio d’estate, si accendevano fuochi per scacciare demoni e streghe e far scappare le bisce. 

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sull'edizione del 08.05.2026

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