Anticamente l’uomo primitivo concepiva il sacro come un tutto unico che comprendeva l’animale, il cielo, gli alberi. Tagliare e trasportare un albero nel villaggio diventava un modo per trasferire lo spirito della foresta (la divinità) e per diffonderlo tra la gente, assicurando a tutti fertilità e prosperità. Con il passare dei secoli questa forma di animismo, molto sentita dalla gente, venne trasformata in festa, un momento che cadeva in giorni particolari dell’anno: le calende di maggio, i solstizi d’estate e d’inverno.
Era credenza diffusa che nei giorni d’inizio di un ciclo annuale tutte le forze soprannaturali acquistassero una potenza straordinaria: tra queste forze era inclusa la Fortuna. A Capodanno le ragazze da marito pronosticavano auspici per un prossimo matrimonio, si giocava a tombola per trarre un oroscopo (ogni numero estratto aveva un preciso significato), si mangiavano le castagne alle quali si attribuiva un valore fecondativo, si cucinavano le lenticchie e si consumava l’uva passa del panettone perché, richiamando l’immagine delle monete d’oro, avrebbero recato ricchezza.
Per San Giovanni, data del solstizio d’estate, si accendevano fuochi per scacciare demoni e streghe e far scappare le bisce.
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