«Mamm, che frecc!»

 
Roberto Bottinelli

«Mett via quél bütér, se da no al còra» (metti via il burro, altrimenti cola) ci diceva la mamma dopo avere fatto colazione, i bambini ancora seduti al tavolone di cucina, impazienti di allontanarsi. Facile. Bastava aprire la porta del «frigidaire» e riporre i resti del pannello di burro nello sportello apposito. E prima della mirabolante scoperta dell’«armadio del freddo», come funzionava la faccenda?

Nelle zone di montagna, dove il caldo era relativo, come in Valle di Blenio o in Vallemaggia, le innumerevoli cavità naturali permettevano la trasformazione degli ammassi di piode in rifugi temporanei per il bestiame, stalle, cantine utilizzate per conservare il latte prima della sua lavorazione. Speciali ripiani permettevano di depositare i formaggi e i formaggini che dovevano «maturare» e la bassa temperatura era garantita dalle fessure, che convogliavano aria fresca e costante anche durante i periodi più afosi. Le aperture per la circolazione dell’aria venivano ostruite con delle retine o con i rami aculeati di pungitopo per impedire ai roditori l’invitante entrata in questi appetitosi depositi.

In riva al Ceresio questa particolare caratteristica fece le fortune delle cantine di Melide, di Riva San Vitale, di Caprino. Le rive che si allungano di fronte a Gandria furono per lungo tempo i frigoriferi «ante litteram» del villaggio e di Castagnola. Nelle giornate estive frotte di barche ad arcioni solcavano il lago per andare all’altra riva a prelevare insaccati, lardo, formaggi, vino, messi al fresco nelle cantine che garantivano in pieno agosto temperature di poco superiori ai 10 gradi…

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sull'edizione del 03.02.2023

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