Il potere delle miniature

Claudio Ferrata

Dal Lac di Lugano al Dazio Grande di Rodi-Fiesso, dal Leone morente di Lucerna alla Valascia di Ambrì… Una visita alla Swissminiatur di Melide offre lo spunto per riflettere sul potere della miniaturizzazione e sui meccanismi che mettiamo in atto quando ci confrontiamo con luoghi così particolari.

Le operazioni di miniaturizzazione con le quali siamo confrontati sono numerose. Il modello del Gottardo al Museo dei trasporti di Lucerna, la collezione di modellismo ferroviario Baumgartner di Mendrisio, Heidiland e Disneyland, i plastici che riproducono il territorio nazionale, una battaglia di Morat in miniatura, il Villaggio svizzero sempre presente nelle esposizioni nazionali dei secoli scorsi… Nella nostra vita quotidiana abbiamo poi sovente a che fare con il piccolo: il portachiavi con un minuscolo campanaccio, il magnete che collochiamo sulla porta del frigorifero che riproduce il Ponte dei sospiri di Venezia, la piccola boccia con all’interno il castello che se scossa mette in movimento la neve, il trenino elettrico o il modellino dell’automobile da corsa… 
Perché ci affascina così tanto la riduzione degli oggetti e del paesaggio? Perché amiamo costruire mondi in miniatura? Cosa ci restituisce lo sguardo su questo mondo in scala ridotta? Dopo aver visitato il grande parco a tema disneyano di Parigi, Disneyland e altri non luoghi (1999) l’antropologo Marc Augé dice: «Credetti di capire quel che c’era di seducente nell’insieme di quello spettacolo, il segreto e il fascino che esercitava su quanti vi si lasciavano prendere, l’effetto di realtà, di surrealtà, che produceva quel luogo di tutte le finzioni». Aggiunge poi: «il viaggio a Disneyland risulta allora essere turismo al quadrato, la quintessenza del turismo: quel che veniamo a visitare non esiste».