Le buone pratiche per cambiare l'aria

Giuseppe Zois

È indispensabile far crescere la propria consapevolezza, abbassando l’eventualità di continuare con comportamenti non più sostenibili. Ridurre i gas serra e moltiplicare l’uso di energie rinnovabili sono appelli che sentiamo spesso: adesso ci riguardano. Ne parliamo con Marco Gaia, meteorologo a capo del Centro regionale sud a Locarno-Monti. «Dobbiamo responsabilizzarci, ognuno con il proprio apporto per la causa comune».

Che il clima sia cambiato e continui a cambiare, con gli appesantimenti che rileviamo anche sotto il nostro cielo, è di evidenza riscontrata da tempo nell’esperienza di ciascuno. In aggiunta, per i più indifferenti o refrattari, ci sono i mass media che informano e propongono correzioni nei comportamenti quotidiani e nelle abitudini diffuse, alcune anche troppo, per pigrizia, che va sottobraccio alla comodità. Occorre prendere atto che non si può far spallucce di fronte alla rapidità dei mutamenti e alla gravità documentata della situazione, dal nostro piccolo perimetro al pianeta. E qui non si può non sottolineare che molte promesse e impegni anche sottoscritti non sono stati mantenuti da parte dei grandi inquinatori. Adesso le cose vanno un po’ migliorando, ma molte priorità accertate devono cedere il passo alla geopolitica militare (con tutto quello che sta accadendo, dall’Ucraina al Medio Oriente, senza dimenticare le molte guerre di cui non si parla: ce n’è una cinquantina in corso).
Un imperativo esteso che Marco Gaia non si stanca di ripetere è questo: «Per proteggere in futuro noi e le nostre infrastrutture dovremo effettuare degli investimenti notevoli, ben superiori – secondo diversi economisti – all’attuale costo dell’abbandono dei combustibili fossili. In altre parole il costo dell’inazione sarà superiore a quello dell’azione». Solo con questa corresponsabilità, il tempo – in senso lato – può essere dalla nostra parte.