Applausi per le «Donne di Isone»

Ivan Pedrazzi

Un gruppo di contadine coraggiose si batte, all’inizio dell’800, per poter cantare a messa, pratica allora consentita ai soli uomini. Scattano multe, ingiunzioni, minacce di scomunica, ma don Cesare e le parrocchiane di Isone la spunteranno. La vicenda è stata rievocata attraverso un potente racconto cantato.

Un giovane parroco innovatore e un gruppo di donne coraggiose e determinate. Il loro incontro, nel 1820 a Isone, mette il paese in subbuglio. Costrette al silenzio dalle gerarchie ecclesiastiche e dalle convenzioni, incoraggiate dal curato, cominciano a cantare durante la messa, pratica che a quei tempi era consentita solo agli uomini. La loro audacia dà scandalo nella piccola comunità montana e mette in imbarazzo le autorità. Scattano multe, minacce, ingiunzioni, ma alla fine saranno loro e don Cesare Trefogli ad avere la meglio. La vicenda è diventata un racconto cantato.

Il brusio tace quando entra in scena don Cesare. Rimasto a lungo nel castello di Torricella, giovedì 16 aprile il ritratto del giovane curato ha lasciato la nobile dimora della famiglia Trefogli per raggiungere, a Isone, la parrocchia di cui è stato pastore negli anni giovanili del suo ministero. Sono trascorsi due secoli, ma la popolazione della valle non l’ha dimenticato. L’ha ricordato il sindaco Davide Buloncelli, dando il benvenuto agli interpreti della serata e agli spettatori accorsi numerosi per assistere alla prima rappresentazione de «Le donne di Isone 1820», un lavoro composto da Jean-François Michel ed eseguito dai cori DesDes di Faido e Callìope di Ascona, entrambi diretti dal maestro Andrea Cupia. «È un momento di memoria viva, una storia di coraggio e di cambiamento», ha dichiarato il capo dell’amministrazione comunale, aprendo la serata. 
Quella di Isone è stata la prova generale – che ha anticipato le serate ufficiali di venerdì 17 aprile in San Biagio a Bellinzona e di sabato 18 nella chiesa dei Cappuccini a Mendrisio – ma sicuramente quella emotivamente più coinvolgente e storicamente più autentica, per il fatto che la rappresentazione si è svolta nel paese in cui la tormentata vicenda ha avuto luogo nei primi decenni dell’Ottocento, in particolare sotto la volta della chiesa di San Lorenzo, dove le donne hanno osato sfidare le regole sociali e far sentire la propria voce.