In Russia con le pagine di Mario Rigoni Stern

Gianni Ballabio

Rientrato dalla guerra in Russia, l’autore di Asiago (1921-2008) ne ha raccontato le vicende, dal punto di vista dei soldati al fronte, in alcune opere memorabili, tra le quali «Il sergente nella neve» e «Ritorno sul Don».

«Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno». Aggiunge: «Quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde».
Mario Rigoni Stern apre così il suo «Sergente nella neve», una rievocazione, di pagina in pagina, della tragica avventura italiana in terra russa all’inizio degli anni quaranta in piena guerra. Un’avventura tradottasi in migliaia di morti. Alcuni caduti in quella guerra di trincea, quasi un faccia a faccia con i nemici; molti nella lunga e faticosa ritirata per ritornare a casa, o meglio per «tornare a baita», per usare un’espressione che ricorre sovente come la domanda del Giuanin, uno rimasto là in mezzo alla neve: «Sergentmagiù ghe rivarem a baita?». Si trattava di uscire dalla sacca, cioè dall’accerchiamento delle armi nemiche, per ritrovare la strada verso l’attesa salvezza.
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