Lourdes…
… sono i preparativi certosini dei responsabili dell’Ospitalità Diocesana Ticinese Nostra Signora di Lourdes. Se per una settimana tutto fila liscio come l’olio, o quasi, è perché per mesi un manipolo di volonterosi (gente che si spende con passione, generosità e altruismo) ha pianificato i dettagli: viaggio, permanenza, celebrazioni, cibo, assistenza sanitaria... Il lavoro è davvero pazzesco, ma per fortuna non manca quel sano, e diremmo indispensabile, imprevisto, gestito sempre al meglio con un obiettivo chiaro: l’ospite al centro.
… è il treno speciale, tornato il mezzo di trasporto dopo il bus degli anni post covid. Le stazioni (Bellinzona, Lugano e Chiasso) sono zeppe di famigliari e amici, di saluti e lacrime. In carrozza nasce una comunità improvvisata, gente che nella maggior parte dei casi non si è mai vista prima e per una ventina di ore condivide scompartimenti e cuccette, pranzi e cene, canti e giochi... E che a Lourdes arriva dunque già molto affiatata. Si parte assieme a volti sconosciuti che a fine pellegrinaggio diventano amici per la vita.
… sono i malati, molti relegati in istituto durante l’anno. Qualcuno di loro ci va sperando in un miracolo: in quasi 170 anni ci sono state 72 guarigioni miracolose certificate dalla Chiesa (tante? poche?). Tutti, soprattutto, cercano attenzione, dialogo, compagnia. La «missione» di noi volontari era proprio questa: garantire vicinanza, calore umano, un orecchio, due parole.
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