Tra una sessione e l’altra è partita l’iniziativa sull’inclusione – che ha raccolto 100mila firme a livello federale e l’anno prossimo andrà in votazione, visto il controprogetto deludente del Consiglio federale – e molte voci hanno preso corpo e coraggio. Sarà una seconda volta in cui il Ticino dirà la sua, nella commissione salute, sanità e partecipazione con la sottoscritta, e nella formazione e lavoro con la luganese Jessica Dürig. In questa sessione vogliamo concretezza su temi come sanità, lavoro, formazione, rapporto con i media, accessibilità. Obiettivo uguale alla sessione parlamentare cantonale delle persone con disabilità (tenutasi in giugno), ma con uno sguardo più ampio, con più forza e voglia di ancorare i diritti.
Mai come facendo attivismo sociale in questi anni, ho capito quanto la partecipazione sia un valore: è valore avere persone che si preoccupano ancora del mondo, perché spesso non andiamo oltre gli schiamazzi sotto casa; perché serve allargare lo sguardo per imparare a vedere, con occhi diversi, anche e oltre la nostra città. Possiamo dissentire su scioperi, piattaforme, politica estera. Ma non si tratta di educare la protesta a stare zitta; si tratta di riconoscerle un posto nella casa comune. Non di colonizzare la voce dei più giovani o delle minoranze, ma di ascoltarla senza metterle nessun cappello.
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