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Sara Catella

Ivana Aldi Molgora

La scrittura è il suo modo di conciliare le sue diverse origini, in risposta a un mondo che chiede confini netti.

Può un sapore risvegliare la memoria e riportarci indietro nel tempo, alla nostra infanzia, alle nostre radici? Nel suo nuovo romanzo, «Perché non esiste più la panna montata che mangiavo da bambina?», Sara Catella intraprende un viaggio che si perde tra le pieghe dei ricordi, delle emozioni e dei sensi. Intrecciando passato e presente, ricostruisce un universo fatto di migrazioni, affetti e tradizioni, dando vita a un racconto che esplora l’identità. La sua. «Il libro non era nato come autobiografico – spiega l’autrice – Ho iniziato a scrivere partendo da me, dalle cose che mi circondano, i suoni, gli odori. Elementi che hanno trascinato con sé frammenti del mio vissuto. Così ho cambiato la natura del testo per raccontare che quella bambina, la protagonista, sono io».
Classe 1980, padre di origini abruzzesi, mamma della Valle di Blenio, Sara è cresciuta a Pregassona. 
Legata sentimentalmente ai luoghi dell’infanzia, rammenta le giornate a casa dei nonni paterni, che vivevano in zona Resega. «Ho imparato ad andare in bicicletta sul piazzale della ditta Vismara, dove mio nonno lavorava come operaio. Oggi il quartiere è totalmente cambiato. Ricordo i prati, l’orto e, dietro casa, lo stand di tiro». Lugano è il suo punto di riferimento anche quando da adolescente la famiglia si sposta nella Valle del Vedeggio. «L’affetto che nutro per Lugano è legato al rispetto e l’amore che i miei nonni, emigrati dall’Abruzzo, hanno avuto per il luogo che li ha accolti e dove hanno lavorato. Non è un caso che la trama del mio libro sia ambientata in quegli anni lì, proprio tra Lugano e l’Abruzzo». 

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sull'edizione del 26.06.2026

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