Principe del ring

Piergiorgio Giambonini

Nella rubrica dedicata a «La Lugano che vince» una poltrona in prima fila spetta a un pugile di casa nostra. O meglio, a colui che può essere considerato «il pugile» per eccellenza dei ring nostrani. Parliamo naturalmente di Ruby Belge, capace nel corso della sua brillante carriera di scalare le gerarchie nazionali per poi affermarsi negli ambiti circuiti internazionali.

Al momento dell’annuncio del suo ritiro, più di un anno dopo aver sostenuto e perso l’ultimo incontro della carriera, l’8 novembre del 2012 (guarda un po’, lo stesso giorno in cui anche un altro grande sportivo luganese, Rubens Bertogliati, ufficializzò il suo addio al ciclismo agonistico), il palmarès di Belge raccontava di 70 incontri tra i dilettanti (con all’attivo 53 vittorie, 7 pareggi e 4 titoli nazionali) e, dal 2004, di 29 tra i professionisti, per un bilancio di ben 26 successi, 4 dei quali per ko, un pareggio e 2 sole sconfitte, più un quinto titolo nazionale. 
Quel giorno il compianto collega Mariano Botta, che aveva seguito Ruby lungo tutta la sua carriera, lo celebrò così sulla Regione: «Il ring è come una piazza. Rumori, voci, gente. Fatica e dolore. Gioia e lacrime. Ma è anche silenzio. A volte cercato, a volte obbligato. Come la vita, fatta di su e giù. Si vince e si perde. Poi arriva il momento che sembra sempre lontanissimo, ma quando arriva è troppo vicino. Quello dell’addio. Occhi lucidi, tanta emozione, per dire che il pugilato è stata una splendida avventura, ma adesso nell’ultima pagina campeggia la scritta fine… A 33 anni Ruby può andar fiero di quanto ha fatto. Una grande carriera».