Terza e ultima… tappa del nostro viaggio nel glorioso passato di un ciclismo luganese spesso e volentieri protagonista sulla scena internazionale, dapprima con i pionieri degli anni soprattutto cinquanta (con Rossi e Moresi a tirare il plotone), quindi con il boom vissuto per qualità e quantità negli ottanta e novanta (con Gianetti, Vitali, Cattaneo e Carmine in prima fila), per approdare poi a un inizio di secolo pure generoso di soddisfazioni, per quanto concentrate su due soli atleti di casa nostra, entrambi luganesi doc, entrambi cresciuti nelle fila del velo club cittadino, entrambi approdati al professionismo nel 2000: Rubens Bertogliati e Patrick Calcagni.
Classe 1979, nelle sue dodici stagioni da professionista Bertogliati ha corso con le maglie, nell’ordine, di Lampre, Saunier Duval-Prodir, Scott, Androni e Team Type. Se il suo anno storico è stato il 2002, nel suo palmarès figurano anche parecchi altri piazzamenti di assoluto rilievo, sia di tappa (in particolare due secondi posti al Giro nel 2009 e 2010), sia e soprattutto a cronometro. Nelle prove contro il tempo Rubens è stato in effetti uno dei migliori specialisti svizzeri, con all’attivo un secondo rango ai campionati nazionali del 2008, alle spalle di Cancellara, e poi due titoli rossocrociati consecutivi conquistati nelle successive edizioni. Ma non solo: a cronometro Bertogliati è stato tra i protagonisti di giornata anche alla Vuelta a Murcia (secondo nel 2002), al Giro (quinto nel 2004) e al Nazioni (quinto nel 2008).
Il suo anno rimane però, come si diceva, il 2002, lanciato in marzo dalla vittoria nel GP di Chiasso e dall’appena citato secondo posto in una crono in Spagna, per poi proporcelo alla ribalta… mondiale in occasione della prima tappa del Tour de France, corsa in Lussemburgo e che il luganese vince clamorosamente in volata davanti a Zabel, McEwen, Baldato e Freire. Cinquantun anni dopo «Jeannot» Rossi, domenica 7 luglio 2002 Rubens Bertogliati indossa dunque la maglia gialla alla Grande Boucle (togliendola grazie all’abbuono di 20’’ nientepopodimeno che a Lance Armstrong, vincitore del cronoprologo) e se la gode poi per due interi giorni, fino insomma al termine della terza frazione. Incredibile ma vero!
«A Rubens sembrano scoppiare le gambe – celebra Giorgio Genetelli su La Regione – Duecento metri: la telecamera “appiattisce” drammaticamente. Poi il grande Bertogliati si alza liberando il manubrio e piazzando un pugno al mondo, e tutti noi ci alziamo insieme a lui. Il ciclismo può tradire, può deludere, ma ieri per mille metri è tornato a scuotere i cuori». Sul Corriere del Ticino, Tarcisio Bullo annota da parte sua come «Rubens è un ragazzo di casa nostra che dimostra una volta ancora come in presenza di una certa dose di talento, volontà e intelligenza permettono di andare lontano e trasformare i sogni in realtà».
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