L’emozionante diario olimpico di Nicole Vallario

Roberto Guidi

Spenti i riflettori sulle Olimpiadi di Milano Cortina, non si è spenta l’eco dell’impresa (bronzo) delle ragazze svizzere nell’hockey su ghiaccio. La luganese Nicole Vallario ha tenuto un diario per la Rivista di Lugano. Eccolo...

Prima di ripartire per gli States – gioca come difensore nelle New York Sirens nel massimo campionato nordamericano (Pwhl) – Nicole Vallario è passata in redazione a salutarci. Battuta pronta, sorriso solare, ma a brillare è soprattutto la medaglia di bronzo che portava al collo. «Bella, vero?». Certo! E via di selfie e foto.
Alla vigilia del torneo olimpico parlavi apertamente di obiettivo medaglia: sei stata di parola... «A parte Canada e Stati Uniti, fuori portata per tutti e che infatti si sono affrontate per il titolo, sapevamo che con le altre squadre ce la potevamo giocare. Certo, alcune avevano un roster forse superiore al nostro, con diverse atlete professioniste impegnate oltreoceano, mentre nella Svizzera c’eravamo solo Alina Müller ed io. I risultati però li porti a casa anche grazie al feeling tra compagne, alla forza del gruppo, e il nostro era davvero spettacolare!».
Al torneo olimpico, il buongiorno si è visto sin dal mattino, dalla prima partita contro la Cechia... «Vincere quella sfida ai rigori ci ha dato ulteriore carica e convinzione di poter fare bene. Dopo la fase preliminare, nei quarti contro la Finlandia avevamo un conto in sospeso, avendo perso nel 2022 a Pechino la gara per il bronzo. Ci siamo rifatte e nella finalina contro la Svezia siamo scese sul ghiaccio con la ferma intenzione di non ritornare a casa un’altra volta con la medaglia di legno». La partita è stata equilibrata, tesa, decisa solo nel tempo supplementare. «È stato un autentico stress – ci racconta Nicole ridendo di gusto – Da un lato cercavi di creare qualcosa di pericoloso in attacco, dall’altro c’era la paura tremenda di non sbagliare e causare una rete magari decisiva. Soprattutto verso la fine, e nell’overtime, il disco pesava un quintale, i cambi erano cortissimi, venti secondi; entravamo, facevamo il nostro dovere cercando appunto di non commettere errori e uscivamo alla svelta ben contente di lasciare il posto ad altre». E poi l’apoteosi del gol del 2 a 1 di Alina Müller... «Una liberazione! Sportivamente è stato sicuramente il momento più bello della mia vita».