Un opera di fra Roberto per la cappella del ponte di Dana

La cappella votiva di Medeglia è stata eretta verso la metà dell’Ottocento per grazia ricevuta. La famiglia Scerpella ne ha assicurato la manutenzione, perché fu un suo antenato a farla costruire: una persona che si riteneva miracolata, poiché uscita viva dall’aggressione di un orso.

Recenti ricerche storiche concernenti il Mulino di Medeglia, hanno appurato che il malcapitato era il gestore del Mulino; dopo la giornata di lavoro, all’imbrunire l’uomo si apprestava a tornare a casa, quando si imbatté nell’orso. I documenti rinvenuti, tra i quali una trascrizione del 1727 di una pergamena del 1420 e gli atti di una vendita del Mulino del 1918, hanno dimostrato che la gestione si tramandava per successione nell’ambito della medesima famiglia. A Medeglia i Passerini furono i gestori del Mulino dal 1420 al 1727, i Scerpella dal 1727 al 1861. Nel 1918, l’opificio fu modificato per consentire la posa di una turbina che assicurò l’elettricità a Medeglia e Isone fino al 1934. L’impianto fu gestito da un’azienda locale, condotta da Riziero Margni, Giovanni Borla (poi sostituito da Luigi Richina) tutti di Medeglia, e Pietro Manetti di Rivera. 
La cappella ha custodito l’affresco ottocentesco di una Madonna con Bambino. Irreparabile, il dipinto è stato ora sostituito da un’opera di fra Roberto Pasotti. Domenica 17 maggio, la tela è stata benedetta dal parroco di Isone e Medeglia don Adalberto Wojciech Kuziola. Non è l’abituale rappresentazione iconografica del Bambino: il dipinto riproduce un ragazzino che accosta la mano a un globo, il mondo odierno nelle mani dei potenti della terra, gli orsi dei nostri giorni.
a.s.