Guardando le date – giorno, mese, anni – ci sono molte coincidenze che colpiscono. Il 21 gennaio, il «dies natalis» delle Teresine, è lo stesso in cui 9 anni prima, nel 1917, fu consacrato vescovo Aurelio Bacciarini. Il 1926 è un anno con due eventi significativi, che si irradieranno per decenni sulla vita della diocesi e della comunità civile. All’inizio dell’anno la nascita della Compagnia, che ha avuto un tragitto molto breve tra il dire e il fare. Tradotto: l’incontro tra il vescovo Bacciarini e Maria Motta sul treno che riportava nel Ticino i partecipanti al secondo pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo del 1925. Un paio di mesi per varare il decollo della nuova congregazione. Passano poi alcuni mesi e prima dell’estate prende forma un altro grande progetto, stavolta nel campo della comunicazione: il Giornale del Popolo, con timoniere già identificato e responsabilizzato, don Alfredo Leber, giovane prete originario di Biasca che aveva cominciato a brillare nel firmamento del clero diocesano, con incarico di docente nel Seminario San Carlo, allora con buona presenza di giovani in preparazione al sacerdozio. Finito l’anno scolastico, ecco l’apertura del cantiere per «creare» un mezzo per informare e formare l’opinione pubblica con identità salda e chiara. Corsi di formazione, incontri e in novembre uscita del numero zero del quotidiano, che in dicembre – guarda un po’, ancora il 21 – alza le vele nel già affollato panorama dei cartacei. Leber, in tedesco ha un significato inequivocabile: «fegato».
Due date, tre protagonisti subito in primo piano: a loro si aggiungerà tre anni dopo un altro condottiero di gran polso. E sarà la designazione di don Luigi Del-Pietro, altro giovane prete con radici a Calpiogna in Leventina, che dovrà rilanciare l’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese. L’Ocst capitanata da lui salirà presto nelle posizioni di vetta in difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori e del lavoro.
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