Custodi di vite mai raccontate

Ivana Aldi Molgora

Fare riemergere, conservare e valorizzare la memoria femminile, un patrimonio che altrimenti sarebbe andato perduto. E che troppo a lungo è rimasto nell’ombra. È questo lo spirito che da 25 anni anima l’associazione Archivi Donne Ticino. Sabato 19 settembre, la festa al Lux di Massagno.

Archivi Donne Ticino celebra i suoi 25 anni con un evento aperto al pubblico, sabato 19 settembre al Cinema Lux di Massagno. Un pomeriggio dedicato all’incontro e alla scoperta delle attività e del prezioso patrimonio che l’associazione ha raccolto nel tempo. E un’occasione per conoscere da vicino la sua storia. «Una storia bellissima», assicura la presidente Yvonne Pesenti Salazar, perché racconta una scoperta: quella di una memoria femminile a lungo rimasta ai margini.

L'associazione nasce nel 2001 con il nome di Archivi Riuniti delle Donne Ticino (Aardt), modificato nel 2022 in Archivi Donne Ticino (Adt). All’origine, un’idea tanto semplice quanto pionieristica: fare riemergere, riunire e conservare documenti che rischiavano di disperdersi, per valorizzarli. Promotrici di questa brillante intuizione furono Franca Cleis e Renata Raggi-Scala, figure che rappresentavano, in un certo senso, due facce della stessa medaglia: Cleis aveva condotto ricerche sul territorio e raccolto una grande quantità di materiali sulla scrittura femminile; Raggi-Scala portava invece l’esperienza maturata alla guida della Federazione ticinese delle società femminili e un’importante attività di ricerca sulla presenza delle donne nella cultura ticinese.
Nel primo comitato, eletto all’assemblea costitutiva il 28 settembre 2001, insieme a Renata Raggi-Scala (presidente) e Franca Cleis (vicepresidente) figuravano Yvonne Camenisch (storica), Marina Ortelli (docente), Anita Testa-Mader (ricercatrice), Nelly Valsangiacomo (storica) e la segretaria Emida Caspani (assistente produzione Rsi). Una vera «squadra» la cui composizione già indicava la vocazione dell’associazione tra ricerca, conservazione e divulgazione.
Quale prima sede, fu Renata a mettere a disposizione la propria casa di Melano, mentre Franca vi portò una prima, sostanziosa biblioteca: un patrimonio che comprendeva 2.500 libri e 300 fascicoli biografici dedicati a donne ticinesi o vissute in Ticino. A questi si aggiunsero presto i fondi della Federazione ticinese delle società femminili, di altre associazioni e di privati.