Riguardando l’album dei ricordi, saltano fuori fotografie e articoli delle prime edizioni. Drago sorride. Si rende conto degli enormi passi avanti compiuti da un festival che resta certamente di nicchia ma ha conquistato spazio, considerazione, pubblico. Per la scena cittadina – e oltre, guardando sia a nord sia a sud – è oramai un appuntamento atteso, perché in grado di analizzare la società attraverso pellicole particolari, originali. «Diversi film che abbiamo selezionato hanno in seguito ricevuto premi prestigiosi. Ci inorgoglisce, ma soprattutto ci rende molto felici l’aver creato negli anni una piccola comunità che ci segue con fedeltà e interesse».
Drago Stevanovic è un vulcano di idee e per questa quindicesima edizione voleva tentare l’impresa: presentare un programma di 15 giorni. «Purtroppo ci fermiamo a 14 perché non sono riuscito a combinare l’evento previsto a Malnate, in Italia». La manifestazione ufficiale si tiene dal 17 al 25 aprile, tuttavia le numerose giornate pre e post fanno appunto salire a 14 le giornate di un festival che il responsabile definisce «un’anima aperta alle differenti espressioni artistiche, desiderosa di promuovere la dignità del diverso e lo scambio culturale, un ponte che guarda con il medesimo interesse al nostro orticello e a ciò che avviene altrove».
Quanto è difficile mettere in piedi una rassegna così ricca? «Con il tempo ci siamo fatti un nome e una reputazione, per cui su alcuni aspetti andiamo sul sicuro, come per esempio la disponibilità delle sale e la qualità delle proiezioni. Altri temi sono più delicati, e qui penso alle finanze. Negli ultimi anni la crisi è stata forte ed è difficile trovare risorse. Di fatto, galleggiamo solo grazie al volontariato totale che caratterizza la nostra organizzazione».
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