#Vetrina | 09/12/2021

Marco Ventriglia 

«Bueno...». Appena sbarcato dal Nicaragua, Marco deve riprendere confidenza con la sua lingua madre. «Diciamo che dal 2016 ho passato più tempo all’estero e mi scuso se durante la chiacchierata mi scapperanno parole in spagnolo».

di Roberto Guidi 

Perdonato, ci mancherebbe! Nel Paese centroamericano ha messo radici, dapprima per uno stage annuale poi – dopo un master in Inghilterra – come cooperante di Comundo a sostegno dell’unione di cooperative agricole Ucans nell’elaborazione di strategie imprenditoriali e di commercializzazione. 

È atterrato in Ticino per unire l’utile al dilettevole: un breve periodo di vacanza intervallato dalla presentazione – alla popolazione e nelle scuole – del progetto in cui è impegnato. Insomma, si dedica alle pubbliche relazioni e anche la tappa alla redazione della Rivista di Lugano in fondo fa parte di questa attività. Rispetto al passato, stavolta nella casa paterna di Bioggio si è presentato non solo con la moglie Fabiola, ma anche con il piccolo Nilo: «I nonni l’hanno visto nei giorni scorsi per la prima volta». 

Originario dell’Italia meridionale, nato nel Canton Argovia, a quattro anni Marco Ventriglia arriva con la famiglia nel Luganese, dove frequenta le scuole dell’obbligo. Seguono i diplomi alla Commercio di Bellinzona e in economia aziendale alla Supsi. Le esperienze, le amicizie, la sensibilità, la sete d’avventura lo portano ben presto fuori dal cammino classico di un economista. «Mi è sempre piaciuto scoprire il mondo, sacco in spalla e via. Con il tempo, dentro di me è maturata la voglia di impegnarmi nella costruzione di una società più giusta, nella difesa dei diritti umani. Non ho mai immaginato il mio futuro in una banca o in una fiduciaria. Svolto un mese di volontariato in Tanzania, nel 2016 ho contattato Comundo, la principale organizzazione non governativa svizzera di cooperazione allo sviluppo tramite l’interscambio di persone, che mi ha permesso di svolgere uno stage di un anno in Nicaragua». 

Quel periodo gli ha aperto definitivamente gli occhi su ciò che avrebbe fatto da grande. Ma ha cambiato per sempre la sua vita pure sotto un altro aspetto: «Ho conosciuto quella che è poi diventata mia moglie e, tra parentesi, era anche il mio capo. Insomma, aveva e ha lo stesso ruolo in due ambiti diversi...», dice Marco sorridendo. Quella con Fabiola diventa però una relazione a distanza. «Ho sentito l’esigenza di tornare a studiare per imparare e approfondire le conoscenze di questo mio “nuovo” mestiere, iscrivendomi all’università di York a un master in economia ambientale. Dopo la tesi svolta in Nicaragua e un periodo di attesa in Svizzera, sono ripartito alla volta del Paese centroamericano per stare insieme alla mia famiglia e nel 2019 Comundo mi ha riaccolto proponendomi un contratto triennale che spero di rinnovare. Gli obiettivi che io e i miei collaboratori nicaraguensi ci siamo posti sono lungi dall’essere raggiunti». 

A Somoto, Marco si occupa – assieme a Ucans – di sviluppare piani finalizzati a migliorare le filiere di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti locali (cereali e legumi, oltre alla gestione di pollai e orti). Ne beneficiano 35 cooperative, che contano 260 soci e raggiungono indirettamente circa 1.200 persone. «Da un lato cerchiamo di introdurre il concetto di impresa sociale che possa generare profitti e permettere di slegarsi gradualmente dai finanziamenti internazionali. Dall’altro, però, c’è il grosso problema che i contadini sanno trattare bene la terra, ma ignorano le più elementari regole amministrative: conti, ammortamenti, bilanci... Risultato: spesso lavorano in perdita e non se ne accorgono. Così insegno loro la gestione contabile, per fare in modo che diventino piccoli imprenditori, imparino a trattare, aprirsi a nuovi canali. Non è facile: molti di loro non sanno leggere né scrivere, non hanno un’istruzione scolastica». 

Tra poco Marco Ventriglia riprenderà con la sua famiglia l’aereo verso casa, che oramai è il Nicaragua. Come si trova? «Bene! Mi sono inserito e abituato a clima, cibo, mentalità. L’unica cosa che preoccupa è la pandemia. Diciamo che il governo, di fronte all’emergenza sanitaria, non ha risposto nel migliore dei modi. Mancano cifre reali su morti e contagi e anche la campagna vaccinale va a singhiozzo. Io ho approfittato del viaggio in Ticino per vaccinarmi». 

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sull'edizione del 29.10.2021

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Dario Rossi