#Approfondimenti | 04/03/2023

Anche nella sofferenza lo splendore della vita

di Giuseppe Zois

In occasione della Giornata del malato, celebrata la prima domenica di marzo, parliamo del giovane Davide Leonelli. Ha cercato di far vincere la vita: non ce l’ha fatta, ma ci ha insegnato come volerle bene fino all’estremo. La sua testimonianza in un libro.

Può sembrare provocatorio che per dare una sottolineatura di significati alla Giornata del Malato si prenda come esempio il protagonista di un dramma. La prima domenica di marzo si celebrano uniti in un bouquet floreale boccioli di nome vicinanza, attenzione, cura, pazienza, finezza d’animo, solidarietà, speranza. Tutti quanti – malato, familiari, amici – anelano al recupero della salute. Anche Davide Leonelli ha conosciuto i passaggi della malattia, da quando si rivela alle fasi che poi la caratterizzano, ne segnano l’evoluzione.

È quell’altalena di attese, fiducia nelle cure, segni di miglioramento, preoccupazioni se le terapie non si rivelano efficaci come si vorrebbe, sconforto se i ricoveri non danno l’esito auspicato. Un dentro e fuori, un mix di ipotesi, interrogativi («e adesso?») nella corsa contro il tempo e con le paure che si intensificano. Quando il male presenta problematicità, è oscuro, le si pensa tutte, anche a viaggi dove forse, chissà, le frontiere avanzate della ricerca possono sconfiggere una diagnosi.

Di sicuro è il percorso che ha segnato la malattia di Davide, un giovane di 17 anni quando schioccò la parola «cancro» con tutte le sue deflagrazioni fisiche e psicologiche. Due anni è durata la convivenza. Davide ci ha lasciati il 1° ottobre del 2021 (il giorno dopo, sul calendario si celebrano gli Angeli), a New York, dove si era recato per tentare di far vincere la vita: non ce l’ha fatta, ma ci ha insegnato come volerle bene fino all’estremo. Nel suo nome, e perché il ricordo continui a mettere nuovi germogli, i tanti amici hanno costituito l’associazione Amore per il cancro, che pare quasi un ossimoro, ma è un cammino di vicinanza e solidarietà che continua. Fa specie usare l’accostamento: ma quello che normalmente è vissuto come un duro travaglio, nell’esperienza di Davide ha avuto il segno costante dell’ottimismo, in una cornice di sorprendente consapevolezza, rivelatrice di una forza interiore e maturità non comuni.