Una camminata ideale, indietro negli anni, a cavallo tra due secoli, la fine del Novecento e l’inizio della modernità. Questo è stato il cuore dell’evento di sabato 17 ottobre sul Monte Tamaro, dove si è vissuto il trentesimo dalla consacrazione della chiesa voluta da Egidio Cattaneo in ricordo della moglie Mariangela.
L’opera può anche richiamare il simbolo di un ponte sospeso tra terra e cielo, lì da quello sperone di roccia su cui sorge. «È la prima chiesa di Botta giunta a tetto, ma non il primo progetto, che appartiene a quella di Mogno». Lo ha detto Rocco Cattaneo nel saluto che ha rivolto a invitati, amici, conoscenti e gente che si è unita alla festa, favorita dal bel tempo. L’iter per Mogno fu alquanto tormentato, ciò che portò all’intuizione di Egidio Cattaneo. Elemento che accomuna i due progetti e le due chiese ticinesi è la montagna e da qui è partita una serie di aneddoti che l’architetto Botta ha voluto ripercorrere ed evidenziare nella conversazione-dialogo con Pierluigi Panza, giornalista e critico d’arte del Corriere della Sera.
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