«In Kenia ho ritrovato me stessa»

Ivan Pedrazzi

Galeotta fu una vacanza nel 2024 che le ha cambiato la vita. «Ho capito che il mio posto non era più in Ticino». Dopo 14 anni, Veronica Tallarico ha lasciato la Posta, venduto la moto e liquidato il mobilio. Poi, salutati parenti e amici, è partita per una nuova vita. Eccola...

Che cosa ti ha spinta a partire?
«Durante il mio secondo soggiorno in Kenya, nel settembre del 2024, ho vissuto un’esperienza che mi ha fatto crescere profondamente. Per anni avevo desiderato viaggiare da sola, ma la paura di non essere all’altezza riaffiorava ogni volta che decidevo di provarci. Come racconto nel mio secondo libro, prossimo alla pubblicazione, la vacanza che avevo organizzato non andò come previsto e mi ritrovai sola nel bel mezzo di un Paese sconosciuto. Quella situazione mi mise davvero alla prova, perché quando puoi contare soltanto su te stessa emerge la tua vera essenza: scopri capacità e una forza interiore che, per anni, avevi nascosto o forse non sapevi nemmeno di possedere. Durante quella settimana compresi tante cose, ma soprattutto quanto fossi davvero forte e pronta ad affrontare un viaggio in solitaria».

Perché proprio il Kenya?
«Perché è stato il primo luogo in cui mi sono sentita a casa e al sicuro. Le persone del posto mi hanno trattata con gentilezza e aiutata in ogni modo possibile. Mi hanno sostenuta e, addirittura, offerto un’opportunità di lavoro. Osservando la generosità e il calore di quelle persone, ho capito che la vita è troppo breve per trascorrerla chiusa in un ufficio a realizzare i sogni di qualcun altro. Era arrivato il momento di inseguire i miei. E Watamu, da allora, è diventata parte di quel sogno».

Come era organizzata la tua vita in Ticino?
«Ho sempre lavorato nel Luganese e dintorni, finché, nel luglio del 2020, all’età di 25 anni, decisi di cambiare aria. Sentivo il bisogno di andare a vivere da sola e iniziare un nuovo capitolo della mia vita. Così presentai una richiesta di trasferimento interno per spostarmi a Biasca. Venne accettata e mi trasferii prima a Faido e, successivamente, a Claro. Anche lì trovai una seconda famiglia. Più che un team di lavoro, erano persone che mi accolsero con affetto e mi fecero sentire subito a casa, proprio come era successo nelle esperienze precedenti. Fu così che iniziò la mia nuova vita da persona indipendente. Continuavo a lavorare con una percentuale elevata e questo mi permetteva di avere tutto ciò che, sulla carta, desideravo: un appartamento, un’auto, una moto e la possibilità di concedermi delle vacanze. Eppure dentro di me iniziava a crescere una sensazione diversa. Mi resi conto che qualcosa mancava e che, in fondo, non ero davvero felice».
…