Fu il mio primo Mondiale vissuto sulle strade da giornalista, e non da semplice appassionato. Un’edizione da sballo. Una sorta di miracolo di imprenditorialità e creatività. La rassegna iridata era stata attribuita a Lugano a meno di un anno dall’evento, a causa della rinuncia della località sangallese di Wil. Rocco Cattaneo seppe unire le sue competenze di manager e di uomo di ciclismo. Un colpo di telefono all’allora presidente dell’Uci, l’olandese Hein Verbruggen, e il contratto era lì sul tavolo. Fu una corsa contro il tempo. Pochi giorni per formare un comitato di amici fidati e affidabili. Immagino che, di tanto in tanto, sia stato acceso qualche cero alla Vergine o sia stato richiesto alla dea bendata da «dag un öcc».
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