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Live Ecke, oasi musicale

Cristian Ferretti

Live Ecke è uno spazio raccolto in cui ascolare musica dal vivo. Il progetto di Eleonora Gioveni, Leo Pusterla e Andrea Manzoni offre un programma di 11 concerti mensili dedicati alla musica sperimentale, indipendente e libera. Il prossimo appuntamento è in cartellone giovedì 9 aprile. Informazioni: safeportprod.com.

Poco fuori dal centro cittadino c’è un salotto, un’oasi nascosta. Si chiama Live Ecke – angolo, anfratto, in tedesco – parola che richiama proprio l’idea di uno spazio raccolto. Si tratta del progetto dell’associazione Winklen, che più che a un collettivo, si avvicina a un gesto artistico: quello di abbassare il volume del mondo per poter ascoltare meglio, con più attenzione. Il trio organizzatore – composto da Eleonora Gioveni, Leo Pusterla e Andrea Manzoni – ha già alle spalle una lunga esperienza e molteplici collaborazioni attraverso il gruppo musicale Terry Blue.

Cultura del sottobosco
Con questo nuovo progetto, i tre intendono aprire una finestra sulla scena musicale luganese. «Vogliamo dare spazio alle voci che non riescono a sovrastare il frastuono», ci racconta Pusterla. È da qui che nasce Live Ecke: «Un programma di 11 concerti, a cadenza mensile, dedicati alla musica sperimentale, indipendente e libera», una rassegna di concerti in studio ospitata negli spazi accoglienti della casa discografica Safe Port Prod. Non si tratta di un festival né di un club, ma di un luogo di prossimità, dove il pubblico, limitato a un piccolo numero di persone, entra quasi in punta di piedi e si ritrova a pochi metri dagli artisti. L’idea non è nuova, almeno fuori dai confini ticinesi. In molte città europee le live sessions con pubblico in studio sono ormai una pratica consolidata: piccoli concerti, spesso registrati, che mettono al centro l’ascolto e la relazione diretta tra spettatori e musicisti. A Lugano, invece, mancava qualcosa del genere. Un format semplice, ma capace di cambiare prospettiva, in cui non c’è bisogno di grandi effetti speciali né di scenografie. «Più che essere “diversi”, volevamo introdurre qualcosa che qui non c’era, qualcosa che in qualche modo mancava a un territorio già oltremodo privato di cultura e occasioni – continua Pusterla – Il nostro obiettivo è quello di promuovere e sostenere un certo tipo di cultura, quella un po’ nascosta, del sottobosco».