La proverbiale Posta svizzera

Tutto è pronto: fiori, intrattenimento, auto, invitati al loro posto… Manca però l'abito. Non si trova. Ester Fedeli ci racconta un episodio che ha fatto tremare una giovane coppia nel loro giorno più bello.

Negli anni ho avuto davvero molte clienti provenienti dalla Svizzera tedesca.
Ricordo una coppietta di Zurigo molto distinta. Lei desiderava un vestito già confezionato, non un abito su misura. Le ho consigliato di provarne due o tre, per individuare il modello che si addiceva meglio alla sua figura. Solo per informazione, la prova di un abito da sposa richiede tempo, anche perché a ogni vestito va abbinata una serie diversa di accessori. Inoltre, è necessario controllare con la massima cura ogni movimento, durante la vestizione, per evitare di macchiare o danneggiare il tessuto. Le giovani che arrivano in negozio truccate, generalmente, devono coprirsi il capo con un foulard al momento di infilare l’abito dalla testa. Insomma, in quel caso ci sono volute più di due ore e mezza, prima che la sposina trovasse il modello ideale. Le stava d’incanto, ma servivano un paio di piccoli ritocchi, che avrei potuto fare con calma nei giorni successivi. Il matrimonio, infatti, era programmato un paio di settimane più avanti, a Zurigo.
Lo sposo, che per tutto il tempo era rimasto da solo ad attendere pazientemente nella parte anteriore del negozio, all’apertura della pesante tenda di separazione con la sala prove si è lasciato sfuggire un sospiro di sollievo, poi si è avvicinato per pagare in contanti e lasciare una bella mancia alle ragazze in laboratorio. Anche lui, come la compagna, parlava sia tedesco sia italiano. Prima di congedarsi mi ha comunicato una richiesta, mostrandomi un foglietto.
«Sarebbe così gentile da mandarci l’abito per posta raccomandata a questo indirizzo? Dovrebbe però spedirlo esattamente il giorno prima del matrimonio, in modo che arrivi la mattina stessa delle nozze.»
Non capivo perché non avrei dovuto spedirlo con qualche giorno di anticipo; ho pensato che probabilmente all’indirizzo indicato non ci sarebbe stato nessuno in grado di ritirare il pacco, nei giorni precedenti la cerimonia. Per sicurezza, comunque, ho chiesto di ripetermi esattamente quello che dovevo fare. Inoltre, onde evitare errori di copiatura, ho gentilmente pregato lo sposo di scrivere di suo pugno l‘indirizzo sull’etichetta adesiva, che poi avrei applicato al pacco. Mi sono anche permessa di fare una battutina sulla Posta svizzera, per esternare con educazione la mia perplessità sulla tempistica, ma entrambi mi hanno risposto di non preoccuparmi. Erano tranquillissimi e serafici, l’opposto delle coppie esagitate che generalmente mi ritrovo a dover calmare.
Naturalmente ho seguito alla lettera le istruzioni: ho spedito l’abito per raccomandata il giorno prima del matrimonio. Già che c‘ero, ho anche chiesto allo sportello postale se potevano garantirmi la consegna entro le nove del giorno successivo. L’impiegato ha confermato senza esitazioni. Effettivamente, ripensandoci bene, nei miei sessant’anni di sartoria a Lugano, avevo più e più volte spedito per posta vestiti in tutta la Svizzera a clienti di una certa importanza, vestiti che venivano consegnati regolarmente in molto meno di ventiquattr’ore.
Quella volta, però, qualcosa è andato storto. Sta di fatto che l’abito non è arrivato a destinazione come previsto. La sposa mi ha telefonato da Zurigo la mattina del matrimonio per sapere il numero della raccomandata, in modo da poter chiedere informazioni dettagliate alla Posta e tracciare il percorso del pacco. Dopo una rapida indagine si è scoperto che il vestito era arrivato a Zurigo come da programma, ma poi era ripartito stranamente per Basilea. In quei minuti stava facendosi un viaggetto verso nord su un autopostale. Io mi son sentita mancare le gambe, ma i due sposi hanno reagito con la massima tranquillità. Lui è saltato in macchina ed è partito alla rincorsa della posta gialla con a bordo l’abito da sposa. Nel giro di due ore è tornato vittorioso.
Naturalmente la cerimonia ha dovuto essere posticipata di qualche ora, ma tutti hanno vissuto il disguido come divertente e benaugurante imprevisto.
Solo io ho ringraziato il cielo: meno male che avevo insistito affinché scrivessero loro stessi l’indirizzo sull’etichetta, altrimenti mi sarebbe venuto un colpo all’idea di aver sbagliato a copiare il recapito!
Il problema, invece, è sorto da un vero e proprio errore della infallibile Posta svizzera!

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