«Sono la Madonna!»

In 35 anni di presenza a Lugano, ne ha viste davvero di tutti i colori Ester Fedeli. Come quella volta che una sconosciuta…

Un pomeriggio grigio e piovigginoso ero in negozio a finire alcuni lavori. Circa un’ora prima della chiusura è arrivata una giovane donna, dicendo che si sarebbe sposata l’indomani. In genere le spose iniziano a cercare l’abito diversi mesi prima del matrimonio. Evidentemente la persona che si era presentata da me aveva qualche problema. Avevo una sensazione strana, ma siccome io di natura non posso far altro che essere sempre gentile con tutti e cercare di assecondare qualsiasi richiesta, ho provato a darle retta, chiedendo se avesse in mente qualcosa di preciso.
La giovane ha risposto che voleva provare il vestito esposto in vetrina.
«Proprio quello!» ho pensato tra me, «forse vuole solo divertirsi e vedere cosa si prova a indossare un abito da sposa… E poi, per toglierlo dalla vetrina occorre tempo». Sempre con un sorriso accomodante, le ho risposto che purtroppo era complicato smontare la vetrina e avrei potuto accontentarla solo la mattina successiva. Ho aggiunto che, tra l’altro, quel vestito costava circa tremila franchi.
«Voglio provare quell’abito! Domani mi sposo, ha capito? Ecco i tremila franchi!»
Così dicendo, la «sposa» ha tirato fuori dalla tasca tre banconote da mille arrotolate e le ha appoggiate sul banco con forza.
Ero davvero in difficoltà. Non volevo sembrare scortese e soprattutto non volevo fare discriminazioni. Forse quella donna doveva veramente sposarsi e per qualche motivo, che non potevo immaginare, era arrivata al giorno prima del matrimonio senza un abito…
Con un po’ di preoccupazione ho tolto il vestito dalla vetrina. Ho aiutato la donna a infilarlo correttamente dalla testa, come faccio normalmente con tutte le clienti. Era un modello molto bello, ricco.
«Ce l’ha un velo? E una coroncina?»
A questa richiesta, con santa pazienza sono andata in laboratorio a cercare un’acconciatura che si abbinasse bene con l’abito. Poi le ho fissato tra i capelli velo e coroncina.
A quel punto la donna si è rasserenata molto e, guardandosi allo specchio, sorrideva e sembrava felice.
«Avrebbe anche le scarpe?»
Naturalmente avevo a disposizione diversi tipi di scarpe bianche, con tacco di tutte le altezze. Non è stato difficile trovare il paio perfetto per lei. Insomma, nel giro di mezz’ora la donna si era trasformata in una bella sposina, vestita di tutto punto. Anch’io mi sentivo sollevata. «Mai avere pregiudizi» mi ripetevo.
Improvvisamente, guardandosi dritta nello specchio, la donna ha alzato le braccia al cielo e ha iniziato a gridare:
«Sono la Madonna! Sono la Madonna!»
La Carla e la Bruna, le due sarte mie dipendenti, sono sbucate dal laboratorio di corsa per vedere cosa stava succedendo. Neanche il tempo di reagire e la sposa è uscita dal negozio, scendendo in strada. Continuando a urlare «sono la Madonna», si è incamminata tra le macchine bloccando il traffico, a quell’ora molto intenso. Dagli altri negozi uscivano clienti e proprietari curiosi. In breve tempo Corso Elvezia era completamente imbottigliato. La gente in auto spegneva il motore e scendeva dalla macchina per guardare questo fantasma bianco urlante. Io, disperata, non sapevo cosa fare. Riuscivo solo a rincorrere la donna ripetendo:
«Torni qui, non stia sotto la pioggia, il vestito si rovina! Le scarpe sono nuove… Torni qui!»
Il caso ha voluto che proprio in quel momento Angelo, mio marito, stesse arrivando in negozio in motorino. Vista la scena, si è precipitato verso la donna, l’ha presa per un braccio e l’ha riportata in negozio.
Qualche minuto più tardi è sopraggiunta anche la polizia. Non ricordo bene chi abbia telefonato per chiedere soccorso. Fatto sta che i poliziotti hanno preso in custodia la signora e redatto un verbale. Ho consegnato direttamente a loro i tremila franchi, prima che nascesse un nuovo problema.
L’abito si è un po’ bagnato, ma fortunatamente non è rimasto per nulla danneggiato. Le scarpe, purtroppo, non potevano più definirsi nuove. Le ho quindi pulite e tenute da parte. Le ho poi regalate a una sposina in difficoltà finanziarie, raccontandole tutta la storia che avevano passato. Lei, felice e beata, le ha prese e indossate per il suo matrimonio.

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