Marzo sa essere imprevedibile. Può regalare i primi tepori e i boccioli pronti a schiudersi, oppure sorprendere con un colpo di coda invernale. In una mattina sferzata dal vento abbiamo deciso di non rinunciare alla nostra gita. Con i bambini, restare in casa raramente è la scelta migliore.
Destinazione: Claro, dove su uno sperone roccioso immerso nel bosco di castagni svetta il monastero più antico del Ticino. Un luogo che dal fondovalle cattura lo sguardo e promette un piccolo viaggio fuori dal tempo. Si parte nei pressi dell’oratorio di Sant’Ambrogio, dove si trovano diversi posteggi. Da qui le possibilità sono tre: salire in auto (pagando 10 franchi in monete alla sbarra), utilizzare la teleferica – soluzione suggestiva, da verificare sul sito ufficiale – oppure scegliere la via più autentica: la mulattiera. Noi abbiamo optato per quest’ultima.
La strada acciottolata si inoltra nel bosco con pendenza costante e mai proibitiva. In 30-35 minuti si raggiunge la meta, soprattutto se si trasforma la salita in un piccolo gioco tra germogli, ricci di castagno e tracce di primavera. La selva che circonda il complesso non è solo una cornice suggestiva: per secoli la castagna è stata il «pane dei poveri», risorsa fondamentale per la sussistenza delle comunità locali.
Fondato nel 1490, il monastero è un bene culturale di importanza nazionale ed è uno degli esempi meglio conservati di architettura monastica tardogotica della Svizzera italiana. Le sue mura compatte, quasi fortificate, dominano la valle con un senso di solidità e protezione. La posizione non è casuale: isolata ma strategica, capace di garantire raccoglimento e al tempo stesso controllo sul territorio. La comunità di monache benedettine vive ancora oggi in clausura papale.
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