Cento di questi anni

Lo Spartaco torna a casa

di Mare Dignola

È su Gazzetta Ticinese del 20 gennaio 1920 che leggiamo la notizia che durante la seduta del Consiglio comunale di Lugano del giorno prima «l'on. arch. Brunel presenta una seconda interpellanza per invitare la Municipalità a fare i passi necessari onde rivendicare a Lugano il diritto di possesso dello "Spartaco" di Vincenzo Vela. L'interpellante ricorda che otto anni or sono l'on. Fusoni aveva iniziato le pratiche presso la Commissione di Belle Arti perché la statua del Vela fosse consegnata a Lugano e spera che la Municipalità vorrà occuparsi della questione che tanto interessa Lugano».
Ma dove si trovava la statua di Vincenzo Vela cento anni fa? Ne parlano proprio in quei giorni tutti i giornali ticinesi, e non solo. Infatti lo spunto per l'interpellanza dell'on. Brunel arriva da Ginevra, come leggiamo su Il Dovere del 17 gennaio 1920 con il titolo «L'esilio di Spartaco»: «Il Journal de Genève ci fa un regalo principesco. Esso porta un articolo nel quale si propone alla città di Ginevra di togliere dal Museo di quella città la statua di Spartaco e che venga collocata su una pubblica piazza. Vorrebbe che lo Spartaco fosse collocato in un quartiere popolare ed aggiunge che, messo in piena aria, lo Spartaco non ingombrerebbe più il vestibolo del museo ed in un grande spazio armonizerebbe ciò che esso ha di teatrale. Dall'Italia al castello di Trevano; dal castello di Trevano a Pietrogrado; da Pietrogrado a Berna; da Berna al Museo di Ginevra; ed ora dal Museo di Ginevra ad una piazza di Ginevra, in piena aria, in un quartiere popolare, onde prenda luce – ed aria e acqua e neve e sole… e perda in compenso la sua teatralità».
Il cronista del Dovere accenna alle peregrinazioni dello Spartaco, concepito dal Vela a Roma e realizzato a Milano tra il 1848 e il 1849. Rimarrà a Milano fino al 1872, poi a Trevano fino al 1881, a San Pietroburgo fino al 1907, quando verrà acquistato dalla Fondazione Keller, per conto della Confederazione, e trasferito a Berna. Tre anni dopo a Ginevra, dove lo ritroviamo nel 1920.
Anche il Corriere del Ticino affronta l'argomento nel gennaio di quell'anno; leggiamo il giorno 24: «La questione dello Spartaco di Vincenzo Vela è ritornata in questi giorni di moda. Tutti lo vogliono; tutti gridano: fuori dall'anticamera del museo di Ginevra. Ora però dovrebbe essere giunto il momento di arrivare a una: le chiacchiere vanno bene, ma poi danno ai nervi se non sono accompagnate da fatti. Le lodevoli autorità competenti dovrebbero cessare di dormire. Naturalmente quando si vuole ottenere qualcosa bisogna avere il necessario alla mano dove si vuol collocare il prezioso marmo. Se non erriamo l'idea di collocare lo Spartaco nel cortile del palazzo civico è già stata ventilata da alcuni, e noi crediamo che non sia da buttare fra i ferri vecchi. Se si vuole quindi un posto decente esiste e siccome, a quanto pare,non c'è da perder tempo, si eviti di nominare una commissione speciale la quale forse, secondo l'usanza del paese, preparerebbe un rapporto per il nuovo anno. L'importante è di avere lo Spartaco il più presto possibile e collocato convenientemente».
No a una commissione speciale, scrive il Corriere. Che invece verrà costituita, come leggiamo sullo stesso quotidiano qualche mese dopo, il 25 giugno 1920: «Segue il rapporto della Commissione sulla mozione Brunel e C. concernente la scelta di un locale per accogliere la statua dello Spartaco. La commissione invita essa pure la municipalità a far ricerca di un locale che possa degnamente ricevere e ospitare il grande capolavoro. Viene domandata e accettata l'urgenza: l'on. sindaco dichiara che la municipalità ben volentieri accetta le raccomandazioni e rende noto che esiste già un progetto al riguardo allestito dall'arch. Maraini, la presentazione del quale è stata ritardata solamente da ragioni finanziarie».
L'urgenza durerà però ancora anni. Lo Spartaco tornerà in Ticino solo nel 1937: resterà al castello di Trevano fino al 1945 quando, finalmente troverà posto presso il Palazzo Civico cittadino. Oggi è esposto al pian terreno del museo in via Canova a Lugano.

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