Antichi ricordi

Chef di cucina a Lugano

La fotografia è stata scattata in Città, di fronte al bar Riforma, a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Le persone ritratte sono verosimilmente i membri del Circolo amichevole chef di cucina.
Si riconoscono: a sinistra della bandiera, con la mano sull'asta del vessillo, Arturo Bernasconi, Augusto Pedrazzi (a sinistra con lo sguardo rivolto verso la bandiera) e Giuseppe Fasani a destra, che tiene il drappo teso.
L'idea di fondare un circolo che radunasse gli chef di cucina del Canton Ticino risale al 5 maggio 1959.
I promotori furono Battista Rey, Giuseppe Fasani, Augusto Pedrazzi, Osvaldo Monti, Arturo Bernasconi, Fritz Leuenberger, Hermann Camenzind e Giuseppe Bulmann. L'assemblea costitutiva si tenne il 29 maggio del 1959 al ristorante Tamborini di Lugano. Alla presidenza fu eletto Giuseppe Fasani, cassiere Hermann Camenzind, segretario Hans Steiner. Il Circolo amichevole chef di cucina è tutt'ora in attività. Dal 2016 è presieduto da Paolo Campani.

Bricolle a Cimadera

Tiziano Vicari di Morcote ha voluto condividere con noi questa bella fotografia, che bene si ricollega all'articolo di Adriana Rigamonti, pubblicato sulla nostra Rivista lo scorso 20 marzo. «Ho letto l'articolo inerente gli "spalloni" che contrabbandavano sigarette tra la Svizzera e l'Italia», racconta il signor Vicari. «In questi di giorni di "prigionia" dettata dal Covid-19 (sono un over 65, classe 1953) ho fatto ordine tra le scartoffie e, riguardo gli "sfrosadu", ho trovato questa foto scattata sulla piazza di Cimadera, in Val Colla, nell'estate 1964. Si vede il sottoscritto (a sinistra) e il mio compagno di giochi Franco Soldati fare la "prova di forza"».
L'impresa, spiega Tiziano Vicari, consisteva nel riuscire a portare sulle spalle una bricolla («il peso era di 30 kg») senza piegare le gambe. «Tra noi ragazzi chi ci riusciva era un ometto e gli "spalloni" presenti ci garantivano, tra una risata e l'altra, un futuro professionale assieme a loro… Confermo che gli "sfrosadu" erano, in genere, ben visti dalla popolazione locale e le guardie di confine svizzere spesso si fermavano a chiacchierare con loro; i problemi li avevano con le guardie italiane, perché le sigarette venivano contrabbandate dalla Svizzera all'Italia partendo da Cimadera per raggiungere il confine sopra la capanna del Pairolo ed entrare in Valsolda». Per non farsi riconoscere, gli «spalloni» non si chiamavano mai con il proprio nome ma con dei soprannomi. «Eccone alcuni: Lampo, Lupo, Grillo, Saetta, Orso, Volpino, Freccia, Falco».

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