#Terza età

di Ivan Pedrazzi

Un Gioco dell'oca che stimola e diverte

È uno svago senza tempo e senza età, divertente e coinvolgente. Parliamo del Gioco dell'oca, in cui si avanza o si retrocede a seconda della casella su cui si capita. Pedine, due dadi numerati e un percorso disegnato (in questo caso cucito) è tutto ciò che serve. Vince chi per primo si posiziona sull'ultima casella.
Una partita speciale è stata disputata qualche giorno fa al centro dell'Associazione ticinese terza età (Atte) in via Beltramina a Lugano, diretto da Lorenza Casoli. In un pomeriggio caldo e ventilato, una decina di anziani si sono riuniti attorno a una tavolata, allestita all'aperto, per partecipare a un Gioco dell'oca del tutto particolare. Particolare per le dimensioni extra large, la rappresentazione e soprattutto la lunga preparazione «fai-da-te», che ha impegnato per oltre un anno i partecipanti al corso di attività tessile. È un appuntamento pomeridiano che si tiene il lunedì in un'aula del centro diurno.
A condurlo è Barbara Del Fedele, titolare dell'atelier «Mano libera» a Ponte Capriasca. La sua collaborazione con l'Atte di Lugano è cominciata nel 2017. Il suo è un contributo prezioso sotto diversi punti di vista: è un'occasione per stare in compagnia, riprendere un'attività abbandonata o ridotta con l'avanzare degli anni e dunque per esercitare i movimenti, mantenere competenze e abilità mentali e manuali. «L'impegno del lunedì – spiega Barbara Del Fedele – offre anche la possibilità di sentirsi utili. Il riconoscimento del proprio lavoro è per tutti una grande soddisfazione e un'iniezione di autostima».

Momento entusiasmante per tutti

Cominciato all'inizio del 2020, il corso ha dovuto fare i conti con la pandemia. Durante il primo lockdown, il centro diurno dell'Atte è rimasto chiuso per un paio di mesi. «Il Gioco dell'oca ha rappresentato per certi versi un fil rouge, poiché i partecipanti, tornati qui, hanno potuto riprendere il lavoro che avevano dovuto interrompere», osserva l'insegnante di cucito. «Ognuno porta e dà a seconda delle proprie capacità: c'è chi ha cucito per una vita, ma non avendo più la stessa mobilità deve adattare i punti alle proprie attuali condizioni; e chi invece impugna per la prima volta l'ago e deve quindi imparare dall'inizio. Nella preparazione del corso e nell'organizzazione del lavoro va tenuto conto di questi aspetti. È altrettanto importante riconoscere e valorizzare gli interessi e le sensibilità affinché ognuno possa sentirsi a proprio agio e dare il meglio di sé». La pandemia è stata una sfida nella sfida, una difficoltà inattesa che ha comportato l'avanzamento a singhiozzo del progetto. Tutto è bene ciò che finisce bene e il Gioco dell'oca ha lasciato il segno. Poterlo finalmente presentare e condividere con gli altri ospiti del centro diurno è stata per tutti una grande gioia. Un momento emozionante e, per la prima volta quest'anno, vissuto con un certo rilassamento. Dai giocatori, naturalmente, ma anche dagli spettatori, dapprima piuttosto tiepidi e apparentemente distaccati, poi vieppiù caldi e partecipi quando la partita è entrata nel vivo.
Dopo mesi e mesi di rinunce e restrizioni, anche nel popolare ritrovo di via Beltramina si comincia finalmente a respirare un po' di aria di normalità. Intanto, al laboratorio tessile del lunedì si è aggiunto un altro corso con Barbara Del Fedele, il venerdì pomeriggio, dedicato alle attività pittoriche. Ne aspettiamo con impazienza i colorati frutti.

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