Nel distretto

Casa Avanzini, si fa marcia indietro

Il progetto di casa dell'artigianato e bed&breakfast non è finanziariamente sostenibile per la fondazione.

A questa conclusione sono giunti alcuni esperti ai quali la Fondazione Casa Avanzini si è rivolta per avere un parere in merito agli sviluppi del progetto. L'abbandono è stato annunciato martedì 15 settembre in occasione di una serata pubblica indetta presso il salone parrocchiale di Curio.
Casa Avanzini è stata ceduta dal Comune di Curio nel 2016 dopo la decisione favorevole del Consiglio comunale. La neonata Fondazione Casa Avanzini si è impegnata a promuovere una gestione dell'immobile nei settori agro-alimentare, artigianale, dell'arte e dello spettacolo. In questi 4 anni, il Consiglio di fondazione si è adoperato affinché il progetto partisse con la prima tappa: la ristrutturazione dello stabile in spazi per gli artigiani, locali per corsi, sale conferenze e un B&B per ospitare i corsisti. Costo della ristrutturazione: circa 3,2 milioni di franchi, ripartiti tra finanziamenti pubblici, ipoteca e finanziamenti privati. «Purtroppo – riferiscono gli amministratori della fondazione – l'unica promessa di finanziamento ottenuta è stata un credito ipotecario di 1,2 milioni, da erogarsi in coda agli altri contributi. Per quanto riguarda i sussidi pubblici, l'Ufficio per lo sviluppo economico ha da tempo bloccato gli aiuti all'artigianato ticinese, in attesa che le associazioni presenti sul territorio trovino un accordo per perseguire uno scopo comune. E da ultimo, di aiuti privati da fondazioni o altro non si è riusciti ad ottenere granché».
Priva di mezzi liquidi propri, la Fondazione Casa Avanzini si è dovuta arrendere all'evidenza dei fatti. L'esito della perizia svolta in collaborazione con l'Agenzia regionale di sviluppo del Luganese ha poi spento ogni speranza: è risultato che «il progetto di casa dell'artigianato e B&B non è finanziariamente sostenibile. Pur ottenendo i necessari sussidi pubblici e contributi da privati (ambedue a fondo perso), la gestione del progetto non permette la copertura degli oneri ipotecari», precisa la fondazione malcantonese, che ha già informato l'organo di vigilanza circa la necessità di riorientare i propri obiettivi.

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