Città e quartieri

Lugano non si arrende!

di Andrea Ventola

C'è aria di ripresa dopo la chiusura forzata delle attività economiche dovuta alla pandemia. Alcuni giovani imprenditori locali si sono radunati e hanno deciso di utilizzare il lungolago pedonalizzato per ricordare ai cittadini che loro ci sono e intendono guardare al futuro promuovendo il «made in Ticino», commerciando prodotti a chilometro zero legati al territorio. Yari Copt, quarantenne luganese fondatore del brand Old Captain Co., è l'organizzatore del mercato che si è svolto tra il 19 e il 20 giugno.

Presente con il suo stand di abbigliamento, nonostante la numerosa affluenza, Yari è riuscito a illustrarci il suo progetto, sorto proprio durante il lockdown. «Visto che anch'io ho subito inizialmente il contraccolpo economico causato dal virus, ho deciso di darmi una mossa e dimostrare che il Ticino imprenditoriale non si sarebbe pianto addosso. Con gli altri giovani abbiamo deciso di sensibilizzare i cittadini sui prodotti locali, di far capire alla gente che mai come oggi è indispensabile supportare il territorio. Qui abbiamo marchi di qualità e prodotti sostenibili che non hanno nulla da invidiare al resto del mondo. Chi passa di qui può trovare di tutto, dal vino al miele, dalle erbe aromatiche ai capi di abbigliamento... L'idea è proprio quella di mettere in contatto il pubblico con i produttori, di farci vedere in faccia e di parlare con chi viene qui per interesse o anche solo per semplice curiosità».
Yari Copt ha organizzato la promozione dei brand ticinesi con il supporto della Città di Lugano, in particolare del Dicastero giovani ed eventi, che sta testando l'iniziativa al fine di proporne altre nel corso dei prossimi mesi. «Il Comune ci sta aiutando a farci conoscere e l'idea è di organizzare altri mercati, forse a metà e alla fine dell'estate».
Yari, come tutti, si è dovuto ingegnare per far fronte all'emergenza sanitaria. «Noi fabbrichiamo e vendiamo camicie in boutique di alta qualità e il lockdown non ci ha certo agevolati. Ma devo dire che con il servizio online siamo riusciti a recuperare. Adesso stiamo aprendo nuovi mercati, ci siamo dati alla produzione e al commercio di mascherine realizzate con prodotti organici, come il bambù o il tencel, dotate di uno strato di TNT che non fa propagare il virus. Le creiamo con gli scarti delle camicie e il business sta funzionando».

C'è bisogno di ritrovare il contatto col territorio

Anche Stefania, fondatrice di uno studio di wedding planning e design, ha sfruttato il periodo di quarantena per creare qualcosa di diverso, concretando progetti che aveva in cantiere da tempo. «Abbiamo realizzato queste scatole di legno decorate a mano che contengono dei cuscinetti imbottiti con trucioli di pino cembro, i quali hanno effetti rilassanti. Era già da un po' che ci pensavamo, e così, grazie al tempo passato a casa, abbiamo potuto lanciarla come idea regalo per la festa della mamma». Stefania, come Yari, ha lavorato parecchio online, vera salvezza per parecchi degli imprenditori presenti. «L'online ha funzionato, ma devo dire che anche oggi ci sono numerose persone incuriosite da ciò che proponiamo e che vengono a chiedere informazioni». Mentre chiacchieriamo con i gestori dei vari stand, ci rendiamo conto di come il numero di passanti sia aumentato progressivamente. Molti arrivano, fanno domande e se ne vanno. Altri acquistano, senza bisogno di troppe spiegazioni. Sono convinti della qualità del prodotto, della spontaneità dei ragazzi, del bisogno, da parte di tutti, di ritrovare quel contatto col territorio che in questi mesi ci è mancato e che ora, si spera, stiamo ritrovando.

Condividi
su Facebook - su Twitter