Parola ai produttori

«Chilometro zero» mai così richiesto

di Giulia Giabbani e Ivan Pedrazzi

Le difficoltà sono creatrici. Lo sanno bene agricoltori e piccoli produttori che, durante i mesi di isolamento, si sono cimentati con varie soluzioni per rispondere alle esigenze accresciute del vivere «local». La necessità di rimanere confinati, entro i propri villaggi e regioni, ha infatti dato vita a progetti innovativi nel settore della vendita «a chilometro zero».

Una tendenza generalizzata confermata da Sibilla Quadri, responsabile del Centro di competenze agroalimentari Ticino. «I mesi di quarantena hanno avuto anche aspetti positivi. Chi già sperimentava la vendita diretta ha visto aumentare la richiesta per articoli sani, freschi, artigianali da parte dei consumatori. Coloro che ancora non avevano considerato questa possibilità, si sono invece attivati. Pure sulla nostra piattaforma ticinoate.ch, creata per dare maggiore visibilità a produttori e rivenditori locali, abbiamo attivato la vendita online e riscontrato un importante incremento di visite. Per il cliente, inoltre, si tratta di una preziosa guida al prodotto».
Una propensione, quella della vendita diretta, da valorizzare secondo Sibilla Quadri, poiché oltre all'incremento degli acquisti presso i piccoli produttori e alla ripartenza dell'economia, si promette benefica su più fronti. «Una conoscenza maggiore del territorio ha permesso di appezzarne varietà e vitalità, nonché il valore etico che una spesa locale comporta. Pensiamo alle occupazioni che si generano, alla presa di coscienza della cura del bestiame in un piccolo allevamento e di riflesso ai benefici per la salute legati al consumo di un prodotto fresco e genuino». Un trend positivo e in divenire, che ci si augura non venga rovinato dalle abitudini del passato, conclude Quadri. «Ora che lo spirito di sostegno sembra esserci, sarebbe peccato tornare allo stadio precedente. La speranza è quella che l'apertura delle frontiere non rompa questo equilibrio benefico».

Formaggi bio presi d'assalto

Titolare da un paio d'anni dell'azienda agricola Grom a Bidogno, Luca Ferracin è fiducioso che una parte della clientela acquistata nei mesi «folli» della pandemia resterà. I risultati come quelli raggiunti in aprile e maggio però non si ripeteranno: «La produzione è quadruplicata e abbiamo dovuto acquistare latte bio per far fronte alla domanda. Un assalto, mai vista una cosa del genere nella storia trentennale di questa azienda capriaschese! Con Michele Galli, che si occupa dal caseificio, e le due apprendiste abbiamo fatto gli straordinari per poter servire tutti». La consegna a domicilio e le ordinazioni di Conprobio sono state le vie maggiormente seguite da formaggelle, formaggini, büscion e altre specialità prodotte in Grom. La fattoria accoglie 35 capre e 17 bovini. «Numerosi pure i clienti occasionali, che si sono presentati direttamente in azienda. Il trend continua grazie anche alla riapertura della capanna del Monte Bar. Da qualche settimana abbiamo inoltre installato un frigo self-service che la clientela ha ben accolto. È stata una felice intuizione». «Una riflessione su questa situazione straordinaria non l'ho ancora fatta, tuttavia – conclude Ferracin – credo che ci siano margini di miglioramento sia per promuovere l'immagine di contadini e allevatori sia per incrementare la conoscenza e la vendita dei nostri prodotti. Andrebbero, per esempio, create maggiori occasioni d'incontro al di fuori del contesto aziendale. Se i consumatori non vengono da noi, per questioni di praticità o altro, sta a noi andare da loro».


Produzione casearia quadruplicata per Luca Ferracin e i suoi collaboratori.

A Breno con le mani in pasta

Olaf Baumann, 43 anni, di professione cuoco, tre anni fa ha aperto a Breno un pastificio artigianale. Un'attività modesta, svolta dapprima con macchinari domestici, che con il tempo è andata crescendo, assumendo una struttura vieppiù professionale. Lo scorso inverno ha rilevato un locale a Novaggio, che ha ristrutturato e attrezzato, ricavandone un negozietto. Grazie ai contributi concessi dall'Aiuto svizzero alla montagna, Olaf ha potuto dotarsi di frigoriferi e impastatrici e avviare un'attività di catering, accanto alla produzione di gnocchi, taglierini, ravioli ripieni e paste varie.
«Il virus – racconta – ha un po' rovinato la festa. La chiusura di ristoranti e mense scolastiche, di cui sono fornitore, mi hanno costretto a concentrare l'attività nel laboratorio di Breno, dove ho potuto aprire una finestra dalla quale servire la clientela. Ho avuto e continuo ad avere parecchio lavoro: le richieste arrivano soprattutto dalle famiglie e dagli anziani, per i quali preparo anche pasti completi, che posso consegnare a domicilio». Intraprendente e creativo, Olaf Baumann si è procurato una bici elettrica con la quale raggiunge i paesi dell'alto Malcantone, dove le sue specialità sono sempre più richieste. E il negozio di Novaggio?, gli chiediamo. «È tutto pronto per la riapertura, novità seguiranno a breve».

Pasta e menu fatti in casa. Presto il negozio di Novaggio sarà riaperto.

A Bironico è caccia alle uova

Chi cerca trova. Le uova però durante il lockdown erano quasi introvabili. Se n'è resa conto immediatamente Margherita Manetti, titolare dell'azienda avicola Gigi's Ranch di Bironico, la più grande nel settore della produzione di uova biologiche in Ticino. «La domanda ha di gran lunga superato l'offerta. Abbiamo dovuto lasciare diverse persone a mani vuote poiché semplicemente non avevamo abbastanza uova. In molti, mai visti prima, si sono presentati direttamdente in fattoria: questo ci ha resi felici, ma al contempo è stato un dispiacere non poter dar seguito alla loro richiesta». D'altra parte, la «caccia alle uova» parrebbe confermare una tendenza già presente da qualche tempo. «Non abbiamo mai avuto problemi, lo stock prodotto viene smerciato giornalmente». Il segreto di tanto successo potrebbe avere una spiegazione in più, conclude Manetti: «Molti clienti riferiscono che le uova biologiche hanno un sapore diverso. Penso che la libertà e l'armonia che circondano gli animali siano pure determinanti».

Margherita Manetti: «le uova durante il lockdown erano quasi introvabili».


A Rovio esperienze dolci-amare

«In diversi hanno bussato alla porta di casa in cerca di un po' di dolcezza», esordisce felicemente Dario Kurzen, apicoltore per passione a Rovio. Fresca di certificazione Bio Suisse, anche la sua apicoltura a conduzione famigliare ha aumentato le vendite dirette del 20%. Una bella sorpresa per lui: «Abitualmente si facevano online; durante il periodo di isolamento, però, tante persone a passeggio nella zona si sono fatte avanti. È stato piacevole scambiare qualche chiacchiera e far conoscere le nostre attività con le api». Un'esperienza positiva che ha suggerito a Dario Kurzen l'idea di un'installazione self-service: «È un progetto in cantiere, che realizzerò prossimamente». Un periodo dolce-amaro, però, poiché la vendita di confezioni regalo – fiore all'occhiello dell'azienda, che punta molto sulla didattica e sull'incontro con la clientela – con vasetti di miele decorati e personalizzati per matrimoni e ricorrenze, è andata completamente persa a causa dell'annullamento di tutti gli eventi.

Per Dario Kurzen è stato un momento propizio per far conoscere la sua apicoltura.

Nuovi sbocchi per il pesce di lago

Dici René Gaberell e pensi a gelsomini e gerani. In realtà da qualche tempo l'estroverso e simpatico fiorista di Cadempino ha fatto di una passione una semi-professione: la pesca. Sul Ceresio è uno dei 12 detentori della patente che abilita alla pesca con le reti. Che getta in serata e recupera il mattino presto. «Sul lago, specie d'estate, ci sono altri utenti», dice con fairplay.
Gli affari sono andati bene, anche se la vendita è stata più complicata. «I clienti non potevano entrare in negozio, comunque abbiamo trovato soluzioni per le consegne». Un articolo assai richiesto e soprattutto apprezzato: «Mi hanno fatto piacere i commenti di coloro che hanno risconosciuto la qualità e la bontà dei nostri persici, luciperca.... Peccato – aggiunge – che proprio nel momento in cui la domanda aumentava la pesca non era consentita, per cui le scorte si sono presto esaurite».
Gaberell vede tuttavia il bicchiere mezzo pieno: «Tante persone si sono avvicinate al pesce nostrano. Ringrazio anche quei Comuni che l'hanno proposto nei menu consegnati a domicilio durante le fasi più acute della pandemia». Diversi clienti sono rimasti, dice il pescatore di Cadempino, che però non canta vittoria: «Le frontiere sono state appena riaperte, si vedrà più avanti in quanti riprenderanno l'esodo verso l'Italia».

René Gaberell: «Tante persone si sono avvicinate al pesce nostrano».


Condividi
su Facebook - su Twitter