Cento di questi anni

Girardengo perde il Giro a Lamone

di Mare Dignola

Non ci fosse stato il coronavirus, il ciclismo starebbe celebrando il Giro d'Italia. Cento anni fa, l'ottava edizione della corsa a tappe toccava, proprio in questi giorni, il Ticino. Tra i partecipanti c'era anche il fuoriclasse Costante Girardengo.

Sul Corriere del Ticino del 25 maggio 1920 leggiamo che «alle 5.23, con oltre sessanta minuti di ritardo sull'orario previsto, un plotone di ciclisti capitanati da Sivocci, sbucava dal Quai e a veloce andatura volgeva verso Casserina, per la strada che dall'albergo Du Park mette a Ponte Tresa. Così accolti dagli applausi di numerosi appassionati fecero domenica mattina la loro entrata in Lugano i campioni del Giro d'Italia. Accolti a bordo di una velocisima vettura, pilotata dal proprietario signor Henri Morel, entusiasta ammiratore di ogni forma di sport, maestro al volante e perfetto conoscitore delle strade del Cantone, abbiamo avuto campo di seguire da vicino tutte le peripezie dei concorrenti sul tratto Lugano-Bellinzona-Locarno-Confine di Valmara». Quella che attraversa il Ticino è la prima tappa del Giro, che porta i corridori da Milano a Torino. Una tappa che inizia nel pieno della notte, come leggiamo nella cronaca che appare il 26 maggio su Popolo e Libertà: «Alle ore 3 vien dato il via, e i 54 corridori a forte andatura s'avviano verso Chiasso che è raggiunta alle 4,29».
Al via c'è anche Costante Girardengo, vincitore del Giro dell'anno prima e tra i favoritissimi dell'edizione 1920. Ma proprio nel Luganese, Girardengo perderà la corsa. Scrive il cronistadi Popolo e libertà: «A Lamone, ove i corridori passano alle 5,32, un grave incidente viene a danneggiare irrimediabilmente il campionissimo. Un corridore, sterzando bruscamente investe la ruota di Girardengo che cade. La ruota è fuori uso».
Il Corriere del Ticino entra nei dettagli: «Girardengo ha rotto una dozzina di raggi della ruota posteriore. Vicino al novese si fermano Annoni e Corlaita e poi il nostro ex campione ciclista Avanzini, che s'affanna a calmare il disgraziato in preda a una crisi nervosa. Un luganese, Belvedere, presta la ruota a Girardengo che può così ripartire con 12 minuti di ritardo».
E poco più avanti: «Girardengo, a stento seguito da Annoni e Canepari, ha varcato il Ceneri, si è precipitato follemente in discesa e a Locarno ha già guadagnato quattro minuti su quelli perduti a Lamone».
Il campione, però, non ne guadagnerà più molti, anche se, come scrive il Dovere (25 maggio) «la condotta di Girardengo ha del prodigioso. Egli pedala furiosamente; ormai sa che non potrà arridergli la vittoria, ma ha bisogno di distruggere il maggior numero possibile dei minuti di ritardo che costituiscono un grave handicap per la classifica generale. L'ultima fase della dura battaglia è tormentata dal temporale: la pioggia è dirotta, le strade sono allagate. Girardengo e Brunero disputano il quinto posto sul traguardo che rimane al novese».
Il passaggio del Giro a Lugano è stato vissuto con curiosità e interesse. Scrive Popolo e Libertà (25 maggio): «Domenica notte la città fu svegliata dai potenti scoppi dei motori, dalle sirene delle automobili, e dal chiacchierio della folla che s'andava adunando lungo il percorso dove sarebbero passati i corridori. Infatti i due bordi della strada che da Paradiso conduce alla Stazione erano occupati da un fitto cordone di curiosi. Per tutta la giornata nei caffè e nei ritrovi non si parlò d'altro che del passaggio dei ciclisti».
E Girardengo? Dopo la caduta di Lamone, su Popolo e Libertà del 26 maggio leggiamo che nel corso della seconda tappa «quando è nel gruppo di testa, smonta improvvisamente di macchina gettandosi a terra. Il campionissimo è preso da dolori viscerali. È ricoverato in una casa di contadini ricevendo le prime cure; poi viene trasportato a Genova in automobile. Il grande campione è così costretto ad abbandonare la corsa».
Per la cronaca, quel Giro d'Italia fu vinto da Gaetano Belloni, con un totale di circa 104 ore. Su 54 partenti arrivarono al traguardo finale 10 corridori!

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