Sguardi sulla città

Lugano che cambia

di Claudio Ferrata

Claudio Ferrata è geografo e si occupa di cultura del territorio. È autore di diversi studi e tra i suoi libri segnaliamo «La fabbricazione del paesaggio dei laghi. Giardini, panorami e cittadine per turisti tra Ceresio, Lario e Verbano» (Casagrande, 2008) e «Il territorio resistente. Qualità e relazioni nell'abitare » (Casagrande, 2017). Con questa rubrica, che prende spunto dalle trasformazioni che Lugano sta vivendo, desidera posare uno sguardo geografico e interrogarsi sulla città al di là delle polemiche e delle sortite che, a volte, sembrano caratterizzare il dibattito. Mese dopo mese verrà così proposta una lettura a «volo d'uccello» prestando anche attenzione per le singole parti e per gli aspetti più minuti. Vedremo come la città è stata descritta e narrata, cosa ci può insegnare una passeggiata urbana, ciò che ci raccontano i suoi abitanti, e ci interrogheremo sulle dimensioni del nuovo Piano direttore comunale in via di allestimento.

Lugano si trasforma. Negli ultimi decenni il suo profilo economico è cambiato. Finanza, turismo e commercio che la caratterizzavano hanno incontrato difficoltà. Lo sviluppo turistico viene messo in discussione da altre destinazioni, il commercio da nuove modalità di acquisti, la «Città della finanza e dell'intermediazione», una quasi-monocoltura che ha regnato per molti decenni, sta per essere sostituita dalla «Città della cultura e della conoscenza», che si crea rapidamente sotto i nostri occhi. Nuove realizzazioni architettoniche – alcune anche autoreferenziali, altre di qualità – hanno inciso sul tessuto urbano e trasformato, non solo la struttura, ma pure l'immagine della città stessa. Negli anni abbiamo poi assistito a un salto di scala. Lo spazio si è dilatato ed esteso, le aggregazioni comunali hanno poi portato nuove entità ad accorparsi alla città, la fusione con aree come la Valle del Vedeggio o il Pian Scairolo ha creato un agglomerato che si estende su un vasto spazio. Lugano non è più una piccola cittadina lacustre ma è divenuta una «Città territorio» o, come dicono alcuni, una «Città diffusa» di cui cominciamo a percepire il nuovo volto. Vari progetti sono in corso in comparti diversi e, in un prossimo domani, assisteremo ad ulteriori trasformazioni.

Uno sguardo a volo d'uccello

Ma una Città che evolve e si trasforma pone anche numerose questioni. Con i suoi 21 quartieri e 68mila abitanti Lugano è diventata la nona della Svizzera e, integrando il territorio del bacino del Cassarate, si è trasformata in una delle più estese del Paese. Ora occorre gestire lo sviluppo di un organismo frutto di una delle più importanti fusioni comunali avvenute a livello nazionale. Il territorio dei villaggi aggregati, che era gestito da singoli Piani regolatori limitati ai perimetri comunali di allora, non può essere più pensato con strumenti che non siano adeguati alle nuove realtà e alle nuove condizioni. Non basta sommare i vecchi Piani regolatori ma occorre ora disporre di una visione «a volo di uccello» e a «grande scala» che, nel contempo, non annulli le particolarità dei singoli comparti, delle singole situazioni, bensì che sia in grado di valorizzare le diversità. Per questo il Municipio desidera allestire un Piano direttore comunale – uno studio di base o Masterplan valido per l'intero territorio della «nuova Lugano», – un'operazione che richiede impegno e tempo, certamente complessa in quanto deve tradurre visioni politiche, scenari, desideri degli abitanti in una immagine di sviluppo. Si tratta di un processo che Mendrisio ha già portato a termine e che Bellinzona sta concludendo. Ma Lugano ha un grado di complessità maggiore. Sarà quindi interessante seguire l'evoluzione del processo e vedere quali saranno le nuove visioni che emergeranno. Nel frattempo possiamo continuare a guardare con occhi attenti la Città e interrogarci sul suo sviluppo. Quale sarà la sua nuova identità? Quali i nuovi luoghi e i nuovi paesaggi? Quali saranno le caratteristiche dello sviluppo economico? Quale urbanità desideriamo perseguire? E poi come possiamo raccontare questa nuova Città?

Territorio-laboratorio

Con questa rubrica, che abbiamo voluto intitolare «Sguardi sulla Città» (di cui questo scritto è la premessa), ci proponiamo, mese dopo mese, di posare su questa nuova Lugano una lettura dal taglio geografico. Vorremmo riconsiderare la sua storia urbana, il suo rapporto con il paesaggio, considerare le forme assunte dalle sue architetture, i modi con i quali è stata mappata e descritta. Per utilizzare un concetto proposto dal geografo Eugenio Turri, Lugano è anche un ottimo «territorio-laboratorio»: uno spazio da studiare e da osservare minuziosamente per fornire dati essenziali per la progettazione di nuovi assestamenti territoriali. «La conoscenza – diceva Turri – sottintende che si sappia dare un significato agli oggetti territoriali, riconoscere le valenze storiche, culturali, fisiche e ambientali, in modo che ogni nuova azione o nuovo intervento si saldino armonicamente e funzionalmente con il contesto preesistente».

Claudio Ferrata.

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