Antichi ricordi

Da Soletta un ricordo del Cittadella

Loris Ferrari ci scrive da Soletta, per ricordare il «suo» cinema teatro Cittadella. Allega il programma di canto del 16 giugno 1965, relativo al Grande spettacolo di selezioni operistiche in costume e scena, cantate in versione originale. Il programma proponeva musiche di Wagner, Massenet, Verdi e Gounod. Protagonisti sulla scena il basso Umberto Ferrari, padre di Loris, la soprano Lea Giusto e il tenore Gennaro Giusto, accompagnati al pianoforte da Lucie Rosi, direttamente dal conservatorio di Parigi. «Mio padre era un appassionato di opera», racconta Loris Ferrari. «Di professione era fabbro ferrario e con i risparmi si pagava corsi di musica, solfeggio e canto, prendendo lezioni da maestri a Varese e a Fescoggia. Ha persino partecipato a un'audizione alla Scala, ma non lo presero per mancanza di professionalità. La bella voce non basta!». Attinente di Monteggio, Umberto Ferrari abitava nei dintorni di Lugano. Quando poteva, si esibiva in spettacoli allestiti per i turisti, cantava a matrimoni e a feste. Verso la metà degli anni '50 partecipò a uno spettacolo dal vivo alla Televisione della Svizzera italiana dedicato a voci operistiche nuove. «Poi verso i 40 anni smise, forse un po' deluso di vedere svanire i suoi sogni di gloria». Morì a 49 anni. «Mio padre quella sera del 16 giugno 1965 al Cittadella si era cimentato come Sparafucile nel "Rigoletto" di Giuseppe Verdi», precisa Loris Ferrari. «I cantanti erano tutti principianti. La serata si svolse non senza problemi, ma c'era un entusiasmo enorme e il pubblico penso l'abbia capito. Io ero un dodicenne, orgoglioso di vedere il mio papà su una scena a ricevere applausi». Questo era la Cittadella: non soltanto un cinema, ma pure un teatro per spettacoli. Rappresentava un punto di riferimento importante «per la vita culturale della città, un incoraggiamento per i giovani artisti. Ne conserverò sempre un caro ricordo».

Un giovane marciatore emergente

Su queste pagine abbiamo accolto, nelle scorse settimane, testimonianze provenienti dal mondo della marcia, pubblicando dapprima (l'11 gennaio) la fotografia di atleti e accompagnatori davanti al bar Robbiani di Lugano, poi il 1° marzo un servizio dedicato a Giorgio Poretti. A quell'epoca un giovane emergente si faceva onore sulle strade: Dante Gianinazzi. Eccolo ritratto in un'immagine scattata a Ginevra in occasione dei campionati svizzeri del 1954, quando all'età di 15 anni si impose sulla distanza di 5 chilometri. L'anno seguente, con Sergio Botta e Angelo Pedrozzi, il giovane marciatore della Sal Lugano fu medaglia d'oro nella staffetta 3 x 3 km, stabilendo il record svizzero. «Il mio sogno era giocare a pallone, ma a Canobbio, dove abitavo, a quell'epoca non c'erano squadre giovanili. Mi presentai allora a Cornaredo, dove incontrai causalmente Armando Libotte, ex marciatore e dirigente della Sal, che mi convinse a cominciare con la marcia. Nel febbraio del 1954 iniziai gli allenamenti e nel settembre dello stesso anno vinsi a Zurigo il titolo nazionale
sui 5 chilometri»
. Dante Gianinazzi ha abbandonato presto il mondo della marcia.
Si dedicherà poi al judo, che ha praticato come atleta, giudice e dirigente.

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